Candiani, l’artista della meraviglia
Tirano, mostra Passaggio di Valentino Candiani e il fotomosaico del volto di Valentino

Candiani, l’artista della meraviglia

Aperta a Tirano la mostra “Passaggio” con le opere del fotografo scomparso nel 2018. Si possono leggere anche i suoi pensieri: «Sii gentile ogni volta che puoi – cioè sempre».

Sii gentile ogni volta che puoi – cioè sempre», «credo che l’unica vera religione sia avere un cuore buono», «le persone esistono per essere amate, gli oggetti esistono per essere usati: il mondo è nel caos perché queste due cose sono invertite», «lo scopo della vita è essere felici». Pensieri e riflessioni che Valentino Candiani annotava sul cellulare e che in forma di screenshot, come una sorta di personale memorabilia, possono essere letti nella mostra “Passaggio” aperta fino al 24 febbraio (ore 14-20) a palazzo Foppoli a Tirano. Candiani – scomparso nel settembre 2018 - era fotografo, ma non solo. Era scultore, grafico, illustratore, videomaker, poeta. Dal giugno 2014 viveva a Tirano dove era riuscito a coltivare in pochi anni, grazie al suo animo gentile e generoso, sincere amicizie come ha dimostrato l’affollamento di persone all’inaugurazione della mostra di fotografie e grafiche che un gruppo di amici gli ha dedicato.

Nella prima sala in alcune teche si possono conoscere il lavoro editoriale che rappresenta, agli albori, il mondo italiano del rap con tanti personaggi, oggi famosi, all’inizio della loro carriera, ma anche oggetti creati da Valentino come carte con grafica moderna e parole interne scritte in lingue antiche. Nelle altre tre sale, invece, sono esposte 23 fotografie scattate fra Tirano e Milano e 26 grafiche sul tema della parola e del linguaggio.

Valentino era nato a Castel del Monte nel 1967 e, appena nato, fu affidato ad una famiglia milanese. Il padre, Mario Candiani, è stato direttore generale di Mondadori ed Electa e la madre Ernesta Moncalvo, detta Nini, era psichiatra della scuola freudiana ed alta esponente della Resistenza milanese insieme a padre Camillo De Piaz.

«Venuta a mancare nel 1993 la sua famiglia adottiva che lui aveva amato - racconta Franco Spada, uno dei curatori della mostra -, Valentino si era spogliato di tutti i beni e aveva iniziato con la sua arte una ricerca sul senso della vita sua e nostra. Per anni andava in giro la notte per Milano con la macchina fotografica a ritrarre persone e paesaggi per capirne l’essenza».

Una delle foto simbolo della mostra tiranese “Passaggio” rappresenta il cuscinetto di un treno circolare con delle sfere che segnano il passaggio del tempo come fossero un orologio. L’iniziativa è di un gruppo di amici (fra questi, oltre al sindaco Franco Spada, Andrea Poluzzi, Elena Bettini, Mattia Agostinali, Nicola Quadrio, Luca Soltoggio, Ercole Ricci) che, autofinanziandosi, ha deciso di rendere omaggio a Valentino, che di Tirano si era innamorato e n’era stato ricambiato.Ci sono immagini – rigorosamente in bianco e nero – di angoli suggestivi di Tirano, mani che filano la lana, i binari della ferrovia, fontane, il lavoro in vigna, il Castellaccio oppure – spostandosi a Milano – una suggestiva piazza Duomo con la neve. E ancora – interessantissime e, forse, meno note – le grafiche in cui la parola viene scomposta e riassemblata.

«Amo sperimentare, creare e sono sempre incuriosito dai molteplici aspetti della vita – scriveva il fotografo -. Una costante nel tempo, dettata dalla ricerca dell’essenziale, è il mio interesse per il significato delle parole. Tutto ruota intorno alla parola; sono le parole che ci hanno permesso di tramandare informazioni, conoscenza, poesia e cultura».

Una mostra, come ha sottolineato l’amico Luca Soltoggio, che non vuole essere un «mausoleo alla persona, ma un omaggio all’artista» con un “cameo” insolito realizzato dai suoi amici («se Valentino lo sapesse, ci darebbe un bel colpo sulla testa», hanno detto scherzosamente) ovvero un fotomosaico che rappresenta il ritratto di Valentino formato da centinaia di piccolissimi volti con il cappello che il fotografo, qualche anno fa, aveva immortalato fra la gente di Tirano. Un uomo e artista «che sapeva ancora meravigliarsi e conosceva la curiosità», ha sottolineato Andrea Poluzzi.

E proprio perché Valentino era così, risulta azzeccato anche il concorso #raccontaTIrano che «gioca con il calembour “racconta Tirano” e “raccontati” - come ha annunciato Mattia Agostinali – che rappresenta un modo per fare “memoria viva”. Con il progetto fotografico collettivo si intende creare un profilo Instagram che racconti Tirano e i tiranesi. Le foto devono essere rigorosamente in bianco e nero e raccontare la città, attraverso sei temi: abbraccio, lavoro, ombre, panchine, portoni, stazioni». Le immagini vanno inviate esclusivamente all’indirizzo raccontatirano@gmail.com. Infine un’ultima primizia. Dopo l’omaggio tiranese al grande fotografo, ad ottobre alla “Fabbrica del vapore” di Milano, a cura dell’amico Massimo Triulzi verrà dedicata a Valentino una mostra sul mondo dei robot che l’anno scorso Candiani aveva fotografato e le cui opere erano state esposte al Mart di Rovereto.


© RIPRODUZIONE RISERVATA