Lunedì 22 Aprile 2013

Non è la Rete: il fallimento è di Bersani

Uno su quattro ha tradito, dice Bersani e si dimette, non subito, ma poi. Il tradimento epocale di Giuda era di uno su 12. Il tradimento dell'8 settembre 1943 è più pertinente al conclamato e confermato cialtronismo di sinistra. All'origine del disastro, peraltro prevedibile se non così abbietto, la supponenza autoreferenziale e il degrado della sensibilità democratica, come è intesa in Occidente. Declina il senso democratico della rappresentanza responsabile e prevale l'anarchismo beota del cosiddetto "popolo della Rete", protetto dal suo codardo anonimato e dominato da un senso demoniaco di onnipotenza irresponsabile.






Ulderico Monti





Nella disfatta del Pd la rete non c'entra. C'entra l'incapacità d'un segretario (d'un gruppo dirigente) d'essere tale. Bersani non ne ha azzeccata una. Ha portato allo sfascio il partito continuando a non capire dove lo stava conducendo. Nessuno ha fatto peggio di lui in sessant'anni di leadership della maggiore forza politica di sinistra. Non percepire, non intuire, non gestire: un fallimento epocale. Poi, naturalmente, va denunziata la vergogna dei franchi tiratori. 





Ma i franchi tiratori ci sono sempre stati. Se sparano è perché chi poteva disarmarli non s'è rivelato capace del compito. La tragedia (con aspetti comici) di Bersani, e della consunta nomenklatura del Pd, è cominciata quando, anziché trasformarlo da pericolo in risorsa, si è demonizzato Renzi. Un madornale errore di strategia. Roba da dilettanti e non da professionisti della politica. E sì che il Pd passava per essere l'ultimo ridotto di questo professionismo.






Max Lodi

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