Domenica 20 Marzo 2011

Inno in aula, leghisti al bar: paga l'Italia

Non è possibile assistere senza indignarsi, ad una riunione del Consiglio regionale della Lombardia, per i festeggiamenti ufficiali della ricorrenza e vedere al suono
dell' Inno nazionale i seggi dei rappresentanti della Lega nord vuoti.
La gravità del fatto necessitava di una doverosa ed ufficiale condanna da parte del Presidente Formigoni che invece l'ha superata, con il suo solito sorriso, dichiarando che ognuno è libero di fare quello che vuole. A questo punto mi chiedo quali sono gli obbiettivi di questo partito (ritorniamo al discorso della secessione?) e come mai vengono avallati da chi ne è alleato. Vedendo questi ed altri comportamenti viene spontaneo chiedersi se l'Unità d'Italia, di cui stiamo celebrando la Festa nazionale per la ricorrenza dei 150 anni della sua nascita, sia solo sulla carta o anche negli animi degli italiani. Mi auguro che la risposta sia per la seconda ipotesi anche se gli avvenimenti di questi giorni fanno pensare il contrario. Credo che evitando l'organizzazione di manifestazioni, come qualcuno afferma, si dia una soddisfazione ed una vittoria a chi si sta dimostrando pubblicamente contrario ad esse.

Emilio Magni


E' stata una sceneggiata inutile, quella del divertito parcheggio dei leghisti al bar mentre nell'aula del Consiglio regionale s'intonava l'inno di Mameli. Inutile per l'inefficacia agli occhi dei loro militanti: molti nella Lega non hanno approvato, anche se ben si guardano dal dirlo. E molti di più tra gli elettori della Lega, che invece lo dicono. Anche agli elettori della Lega preme il rispetto delle istituzioni, e quell'andarsene transitorio e beffardo degli eletti dall'istituzione ove gli elettori li hanno designati e che assai bene li remunera per il loro incarico, è stata un'offesa all'istituzione e agli elettori. Per non dire dell'offesa che l'irridere all'inno di Mameli provoca nei sentimenti di chi coglie nel suo suono, nelle sue strofe, nella sua atmosfera idealistica valori capaci di condurre perfino al sacrificio di se stessi per il bene della patria. Un partito così ampiamente presente nei più autorevoli consessi trappresentativi del Paese, non dovrebbe assentarsi dagli appuntamenti con il senso dello Stato. E neppure (perfino) dagli appuntamenti con il semplice buon senso. Il semplice buon senso suggeriva alla Lega di far propria la celebrazione del centocinquantenario dell'Unità per guardare avanti invece che indietro. Ma il buon senso è federalista, e ciascuno ne fa l'uso individuale (e locale) che crede. A Milano abbiamo visto qual è. E non solo a Milano, a dirla tutta.

Max Lodi

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