Domenica 19 Settembre 2010

Il popolo elettore tra immobilismo e silenzi stampa

Non sono molto addentro alla politica, ma ritengo che chiedere la fiducia e cercare col lanternino, come si sta facendo ora, un gruppo di parlamentari per far passare i cinque punti che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sottoporrà all'esame del Parlamento a fine mese, sia una mancanza di tatto verso gli elettori. Penso, anzi ne sono convinto, che se noi elettori fossimo - e avessimo la capacità, la voglia di cambiare e la mentalità per farlo - in grado di stravolgere con il voto ogni 5 anni il Governo, forse oggi non saremmo nella situazione in cui ci troviamo con l'avvento della Seconda Repubblica, a partire dal "bavaglio" alla stampa e sulle intercettazioni che ritengo episodi gravissimi non certo da paese democratico.

Roberto Mangoni


Gli elettori sono in grado di stravolgere le maggioranze parlamentari. Non di scegliere l'uno o l'altro parlamentare, a causa d'una legge che assegna questo diritto alle segreterie di partito. Ma di scegliere tra diversi schieramenti, sì. Dunque se le cose non cambiano, o cambiano poco rispetto alle aspettative, la maniera per provare a modificarle c'è. Voglio dire che le colpe non vanno attribuite sempre al sistema, le colpe sono (anche) sistematicamente nostre. Del resto, che siamo un popolo restio a riformare - e figuriamoci a rivoluzionare - lo racconta la pluridecennale storia repubblicana: se non fossero intervenute le vicende giudiziarie a incalzare quelle politiche, saremmo ancora all'epoca pre Tangentopoli. Perché, allora, ricoprivamo di critiche democristiani e socialisti e però continuavamo a votarli. È vero che mentre la procura di Milano avviava le sue inchieste, la Lega avviava la sua macchina del consenso, ma senza l'azione decisiva della prima non ci sarebbe stata l'affermazione incisiva della seconda. Quanto al bavaglio alla stampa, dopo la forte azione di protesta dei mesi scorsi risulterà (per fortuna) meno stretto di quel che si termeva. E tuttavia la stampa, intercettazioni sì intercettazioni no, seguita a conservare una grande libertà. Dipende dalla stampa medesima quale uso farne: a volte, senza che alcuno intervenga a condizionare o vietare, si decide purtroppo di non farne alcuno. Perché la stampa è uno specchio fedele del Paese: una parte di essa obbedisce alle regole, un'altra no. Una parte esercita il suo mestiere di controllo e critica del potere, una parte vi rinunzia. Scegliendo di stare al fianco dei governanti - chiunque siano i governanti e qualunque cosa governino - anziché dei governati. I governanti le sono grati, non facendole mancare sussidi e onori. Onori?

Max Lodi

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