Venerdì 14 Maggio 2010

A mia mamma, che un mattino di maggio...


Non c'è niente di straordinario tra queste righe, sebbene si cerchi sempre di aggrapparsi a cose sopra la nostra portata per lasciare un segno. A me non intereressano imprese straordinarie, interessa la semplicità delle cose semplici. E' un gioco di parole, ma non lo è. Tutti noi veniamo dalla semplicità assoluta, poi, altri complicano il nostro essere. Chi riesce a mantenere il suo sguardo nella purezza di quel ruscello, senza distoglierlo più di tanto, avrà in cambio un enorme dono: il vero senso dell'amore nei confronti di qualsiasi cosa ci circondi. Oggi, la persona più cara al mondo mi ha lasciato senza neanche salutarmi. Proprio lei, che mi ha sempre dedicato sguardi e frammenti di cuore, se n'è andata così, in un tormentoso mattino di maggio. Non le faccio una colpa per ciò, semplicemente ha deciso così, oppure qualcuno ha deciso per lei. Sono rimasto appeso ad un albero altissimo sopra un dirupo per una manciata di minuti pesanti come secoli.
Un enorme scroscio d'acqua dal cielo ha destato la natura attorno e ho visto la vita oltre la morte.
Ho forse afferrato quella sua volontà di andare a raggiungere "qualcuno", in una parvenza di sospiro. Parlare di una madre è una cosa facile, ma molto difficile. Una madre è un immenso oceano di sensazioni, è il sangue che ti ha generato e che ancora scorre nelle vene. Lei è l'unica certezza della tua vita, proprio perchè il suo corpo ha generato te.
La carica di amore, protezione,fino al sacrificio personale non hanno paragoni. Neanche un padre arriva a tanto. Se ne parla a volte perchè si deve, non si riconoscono cose che Lei ha donato gratuitamente dal profondo del cuore per uno stupido senso di esternazione della mediocrità di un propio io molto debole. Siamo deboli è vero, almeno lo sono quelli che maltrattano e rinnegano se stessi per raggiungere dimensioni inarrivabili, sfrondando amore, amicizia, con pesanti maceti. Non mi sento tanto debole, mi sento enormemente forte dentro, così forte da non affondare davanti alla morte.
Forse perché mi è passata accanto tante volte, forse perché sono solo un semplice uomo, minuscolo, ma grande nel mio cuore. Un cuore sanguinante di un figlio, di quello stesso sangue che mi ha creato, dopo un atto d'amore vero, con un padre meraviglioso. Anche lui mi ha lasciato tempo fa, e adesso sarà felice di reincontrare la sua sposa. Spero tanto che mia madre, anzi sicuramente lo farà, gli porti il mio ultimo bacio che le ho regalato sulla sua fronte gelida. Arrivederci Luigia

Tomaso Corengia
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