Sabato 24 Aprile 2010

La pillola Ru486 e la posizione di Lega e Chiesa

Capisco che ci sono ragioni di entusiasmo postelettorale per rilasciare dichiarazioni un po' sopra le righe, ma che due governatori leghisti dichiarino che negli ospedali delle loro regioni non sarà distribuita la pillola postaborto e il giorno dopo facciano marcia indietro è davvero singolare. Ancora di più lo è l'immediato plauso venuto dalla fonte ecclesiastica per mezzo di monsignor Fisichella: dopo il dietrofront leghista, quale è adesso l'opinione che egli si è fatto dell'atteggiamento della Lega? Non risultano dichiarazioni nuove in tal senso.

Giovanni Vanetti


La Chiesa, come si dice in modo ruvido e tuttavia efficacemente chiarificatore, fa il suo mestiere. Ove mestiere (absit iniuria) sta per salvaguardia d'una serie di valori ch'essa considera fondamentali per i cattolici. La Chiesa critica e combatte quanti li avversano, sostiene e incoraggia quanti li difendono. Sarebbe sorprendente che operasse in maniera diversa: i cattolici non glielo perdonerebbero, perché si può mediare su alcuni temi, non si può mediare su altri. E non glielo perdonerebbero neppure i laici, per i quali la coerenza è una religione. Dunque, a proposito di mestiere, monsignor Fisichella ha obbedito al mandato ricevuto: non ha detto qualcosa d'inusitato, ma qualcosa d'usuale. E sarebbe stato inutile, oltre che irrituale, un suo successivo chiarimento. A lui e alla Chiesa non importano le giravolte politiche, com'è stato nel caso della coppia di governatori leghisti. Importano le puntualizzazioni generali sui problemi, poi ciascuno nella società civile e in quella politica fa la parte specifica che gli compete. Ai neoeletti della Lega compete di rispettare le leggi dello Stato, senza perdersi in capziosi distinguo e vincendo la tentazione populista, che può entrare in un battage propagandistico alla vigilia d'una tornata elettorale e che però deve star fuori dalle stanze d'un governo. Nazionale, regionale o d'inferiore livello locale che sia. Credo quindi che quest'uscita dai ranghi e il successivo rientro rimarranno un'eccezione. Il futuro prossimo ci consegnerà una Lega assai concentrata sul lavoro concreto da svolgere nelle due regioni appena conquistate: il dna del movimento nato una trentina d'anni orsono è troppo improntato al pragmatismo perché essa possa permettersi di modificarlo senza subire danni. E né Cota in Piemonte né Zaia nel Veneto commetteranno errori in tal senso. La Lega è attenta agli umori del suo elettorato, sa quando assecondarli e quando no. E se mostra di non saperlo abbastanza, capisce d'aver sbagliato prima che glielo facciano capire gli altri.

Max Lodi

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