Mercoledì 10 Marzo 2010

Delitto di Novi, Omar è libero e noi riflettiamo

Delitto di Novi Ligure: dopo nove anni l’assassino Omar esce dal carcere. Che posso dire? Che mi vergogno di essere italiano. Io non sono per il carcere a vita, ma credo che 30 anni di galera per efferati delitti siano da infliggere sempre. Davide Morgutti Tra due anni, forse meno, uscirà dal carcere anche Erika. Condoni e sconti di pena possono questo e altro. Nel 2001 Omar ed Erika assassinarono brutalmente la madre e il fratellino undicenne di lei. Il necroforo che nella casetta di Novi Ligure vide tra i primi la scena del delitto e ricompose le salme, è tormentato da quel giorno da un’inquietante visione: il piccolo Gianluca viene a visitarlo ogni notte in sogno e lo guarda con gli stessi occhi sbarrati che il becchino si trovò di fronte dopo il massacro. Il pover’uomo ha dovuto abbandonare il suo misero lavoro. Non riesce a riposare più di due o tre ore per notte, e solo tenendosi un rosario al collo: la Caritas lo aiuta a vivere, impiegandolo come custode nel dormitorio pubblico. Tenuto sveglio dall’angoscia, è un ottimo guardiano. Questa è solo una delle conseguenze di quel feroce delitto. Naturalmente la giustizia ha funzionato secondo quanto prevede l’ordinamento: minore età, buona condotta, norme che favoriscono la riduzione della pena ed entrate in vigore dopo il fatto hanno prodotto l’esito che conosciamo. Un esito che c’indigna (quanto abusiamo in questi giorni, e bisogna chiederne scusa, del verbo indignarsi) perché la ragione non comprende come quasi cento coltellate e un lavacro di sangue possano essere scordate e asciugato in così poco tempo. Forse lo può comprendere un più generale disegno di tolleranza, recupero sociale e perdono: e di fronte a una tale superiore ragione, non resta che inchinarsi. Però con un’osservazione forse non secondaria: sono simili vicende ad alimentare la sfiducia nella giustizia, a indebolire il senso dello Stato, a incentivare il disprezzo verso le regole, a sottovalutare la tragedia dell’amoralità, a consolidare una società indifferente alla separazione tra bene e male. Anche chi è contrario a una giustizia rigida e implacabile sino alla crudeltà, non può accettare che - sia pure tenendo conto di tutte le attenuanti fornite da uno specifico contesto - la certezza della pena per i rei si tramuti in una pena certa solo per i parenti delle vittime. C’è modo e modo, ci son tempi e tempi, per il ripescaggio sociale e morale dei condannati: il modo e i tempi di cui si ha notizia da Novi Ligure appaiono i peggiori perfino anche a quanti stanno dalla parte del miglior trattamento possibile nei confronti dei colpevoli. Max Lodi

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