Giovedì 23 Aprile 2009

Rai; Cda chiude 'caso Annozero': ora stabilire chi risponde a chi

Roma, 22 apr. (Apcom) - Caso chiuso. Senza troppe scintille e con l'impegno unanime di rivedere le norme sui contratti che legano i dipendenti a 'mamma Rai', per evitare all'azienda di ritrovarsi in nuovi cul de sac e tutelare l'azienda di fronte ad eventuali abusi. Il Cda della Rai abbassa il tiro su Michele Santoro, adottando praticamente all'unanimità la linea proposta dal dg Mauro Masi e grazie all'azione da 'pompiere' del presidente Paolo Garimberti. "La libertà di espressione va sempre e comunque tutelata, ma è necessario tutelare l'azienda dagli abusi di tale libertà", ha esordito il presidente in consiglio. Una riunione "serena e collaborativa", anche se non sono mancati diversi punti di vista, aperta con la relazione di presidente e dg. Masi ha voluto subito inquadrare la vicenda: "non è nel nostro interesse parlare di censura e di libertà di espressione". La questione Santoro, insomma, non va ascritta in uno di questi due capitoli: il problema è di altra natura, in primis di rispetto di obblighi contrattuali. Da qui la scelta di inviare le lettere a Santoro e Vauro: un'azione volta a "tutelare cautelativamente l'azienda" di fronte a possibili responsabilità. Per il futuro, la strada indicata dal dg è semplice: rivedere il quadro della contrattualistica per riportare chiarezza in azienda sulla distribuzione delle responsabilità. "E' doveroso in qualunque struttura sana sapere chi risponde a chi. In Rai a volte non succede", ha puntualizzato Garimberti. Insomma, approfittare del caso particolare per rimodulare il generale. Pur senza dimenticare quella che al settimo piano in molti definiscono "l'anomalia Santoro": Annozero va in onda sulla seconda rete ma è riconduzibile alla testata guidata da Antonio Di Bella (Tg3), e il giornalista risponde direttamente al dg. Un'anomalia, appunto, che il dg fin dal suo discorso di insediamento ha assicurato di voler correggere: troppi rimandi alla direzione generale, secondo Masi, che obbligano a una rimodulazione della macchina organizzativa di un'azienda di queste dimensioni. Si apre dunque una riflessione "a 360 gradi" che potrebbe portare l'azienda a decidere di inserire una clausola in ogni contratto per ribadire la responsabilità penale e civile a carico dei conduttori, con l'obiettivo di arginare mosse giudicate troppo azzardate. Tutti contenti, anche chi aveva lasciato prevedere il pugno di ferro, come Antonio Verro, che oggi spiega: "Faremo una riflessione ampia volta ad assicurare l'autonomia dei giornalisti e a tutelare l'azienda di fronte all'opinione pubblica, nella logica che non ci può essere autonomia senza responsabilità". Detto questo, il consigliere in quota Pdl non ha cambiato idea: "Quelle vignette continuano a non piacermi, ma lungi da tutti noi pensare che si possa limitare la libertà in qualche modo". Si abbassano i toni dopo le prime, furenti dichiarazione ad animo ancora surriscaldato. Tanto che Giorgio Van Straten, consigliere 'democratico' che dall'inizio aveva criticato l'iter scelto dal dg per stigmatizzare il comportamento di Santoro, non nasconde la soddisfazione: "I risultati del cda sono esattamente quelli che avevo auspicato", spiega e c'è chi dice che sia stato il suo l'intervento che più fermamente ha sottolineato la necessità di "fare chiarezza su chi assume la responsabilità in azienda". E' "positivo - dice con riferimento alle posizioni di alcuni suoi colleghi - che invece di irrigidirsi sul alcune prese di posizione, le persone nel dimostrino la capacità di riflettere e magari di cambiare idea". Presto Masi incontrerà Santoro. Probabilmente già domani. Al giornalista il dg raccomanderà di osservare "gli obblighi" scritti e non del servizio pubblico, a cominciare da quelli contenuti nella direttiva della Vigilanza. Santoro, da parte sua, si dice "felice" di poter conoscere il dg: sarà l'occasione per "chiarire che non volevo sminuire il suo ruolo, di cui ho grande rispetto". Domani nuova puntata di Annozero: in studio tornerà Vauro, il vignettista sospeso, che però dovrà attenersi agli "obblighi" contrattuali. Il Cda è passato poi a occuparsi di conti: Masi ha svolto un'approfondita analisi sul bilancio previsionale del 2009, su cui ha lavorato in questi giorni. Le notizie non sono buone: il deficit tendenziale si attesterebbe ora sui 120 milioni di euro. Per questo, il direttore generale entro maggio presenterà al Consiglio una rimodulazione del budget aziendale, per ridurre gli impatti della crisi sui conti aziendali, predisponendo anche la revisione dei piani di produzione di reti, fiction, cinema e sport, coerenti con le linee guida dei prossimi palinsesti estivi e della ripresa autunnale. Nuova riunione mercoledì prossimo, alle 10: forse verrà aperto il capitolo nomine, ma solo per quel che riguarda le vicedirezioni generali. I vice di Masi potrebbero lievitare a quattro: praticamente certi Antonio Marano e Lorenza Lei, che potrebbero essere affiancati da Gianfranco Comanducci e Giancarlo Leone.

Grb

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