Domenica 25 Gennaio 2009

Papa revoca scomunica a lefebvriani, ma e' polemica sulla Shoah

Città del Vaticano, 25 gen. (Apcom) - Il Papa revoca la scomunica ai quattro vescovi tradizionalisti che furono illegittimamente ordinati dall'arcivescovo scismatico Marcel Lefebvre, nel 1988 (Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta), ma è nuovamente polemica con il mondo ebraico. Il Vaticano "minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico", afferma il rabbino David Rosen. Il pomo della discordia sono le affermazioni negazioniste di uno dei presuli tradizionalisti. "Io credo che le camere a gas non siano mai esistite... penso che dai 200mila ai 300mila ebrei siano morti nei campi di concentramento, ma nessuno nelle camere a gas", ha detto di recente monsignor Richard Williamson. Il superiore dei lefebvriani, monsignor Bernard Fellay, si è affrettato a dire che si tratta di "private opinioni". Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha definito "criticabilissime" le frasi di Williamson, ma ha puntualizzato che "non è che se si toglie la scomunica ad un vescovo si condivide tutto quello che egli dica". "Nell'accogliere un negazionista nella Chiesa cattolica senza alcuna ritrattazione da parte sua, il Vaticano si è fatto beffa del ripudio e della condanna commovente e impressionante dell'antisemitismo fatta da Giovanni Paolo II", ha detto Rosen. 'Radio vaticana', da parte sua, ha dedicato uno speciale alla 'Shoah nel magistero di Benedetto XVI', ricordando la stima di Ratzinger per gli ebrei e le commosse parole pronunciate dal Papa in visita al campo di concentramento di Auschwitz. Con il decreto diffuso ieri - ma firmato dal prefetto della Congregazione per i vescovi, cardinale Giovanni Battista Re, il 21 gennaio - "si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica". Il Santo Padre, ha spiegato la sala stampa vatican, "è stato ispirato in questa decisione dall`auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione". L'accordo è dunque ancora da perfezionare. "Aspetti come lo status della Fraternità e dei sacerdoti che vi appartengono non sono definiti nel decreto", ha precisato padre Lombardi. E' bello - ha aggiunto il gesuita - che la remissione della scomunica avvenga nell`imminenza del cinquantesimo anniversario dell'annuncio del Concilio Vaticano II, in modo che questo evento fondamentale possa ora non essere più considerato occasione di tensione, ma di comunione". Proprio su questo punto è giunta immediata la doccia fredda dei lefebvriani che hanno diffuso un passaggio di una lettera di gennaio nel quale specificavano al Vaticano sul Concilio vaticano II "noi esprimiamo delle riserve". "Noi - scrive Fellay ai suoi fedeli - non possiamo che constatare la crisi senza precedenti che oggi investe la Chiesa: crisi di vocazioni, crisi della pratica religiosa, del catechismo e della frequentazione dei sacramenti... Prima di noi, Paolo VI parlava addirittura di una infiltrazione del 'fumo di Satana' e della 'autodemolizione' della Chiesa. Giovanni Paolo II non ha esitato a dire che il cattolicesimo in Europa era come in uno stato di 'apostasia silenziosa'. Poco tempo prima della sua elezione al Supremo Pontificato, Benedetto XVI stesso paragonava la Chiesa a una 'barca in cui l'acqua entra da tutte le parti'. Pertanto noi intendiamo, in questi colloqui con le autorità romane, esaminare le cause profonde della situazione attuale e, apportandovi il rimedio adeguato, giungere a una solida restaurazione della Chiesa". A stretto giro di posta, i vescovi francesi, tedeschi e svizzeri hanno tenuto a puntualizzare che il Concilio non è in discussione. "Il Papa mostra la possibilità del ritorno nella piena comunità con la Chiesa cattolica e non lascia al contempo alcun dubbio sul fatto che le conclusioni del Concilio vaticano II sono un fondamento irrinunciabile per la vita della Chiesa", ha detto in una nota il presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Robert Zollitsch. "Papa Benedetto XVI tende la mano alla Fraternità sacerdotale Pio X. Con lui io spero e prego che essa venga afferrata".

Cep

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