Mercoledì 22 Aprile 2009

Obama, possibili accuse contro chi autorizzò torture Cia

Washington, 22 apr. (Ap-Apcom) - Barack Obama ha mostrato un segnale di apertura verso la possibilità di mettere sotto accusa chi ha autorizzato l'uso della tortura negli interrogatori della Cia, ai tempi dell'amministrazione Bush. Questo, in un momento in cui la decisione di diffondere i documenti scottanti, presa dal presidente degli Stati Uniti, continua a far discutere. Il "caso" è scoppiato lo scorso giovedì 16 aprile, quando il governo di Obama ha diffuso i memo, che costituiscono di fatto la base legale a cui il suo predecessore, l'ex presidente George W. Bush, è ricorso per giustificare l'utilizzo della tortura negli interrogatori dei sospetti di terrorismo. Lo stesso giorno, il dipartimento di Giustizia Usa ha 'rassicurato' i funzionari della Cia, precisando che gli agenti di intelligence non saranno accusati dal governo per le tecniche di interrogatorio utilizzate in passato, dunque anche per il waterboarding. "Sarebbe ingiusto accusare uomini e donne dediti a proteggere l'America per una condotta che è stata autorizzata dallo stesso dipartimento della Giustizia", ha precisato infatti la scorsa settimana il ministro della Giustizia Eric H. Holder, stando a quanto risulta da un comunicato. Una posizione che ieri Obama ha ribadito, lasciando però intendere contestualmente che un'accusa potrà essere possibile invece contro chi ha autorizzato l'utilizzo della tortura. "Questa è una decisione che sarà presa dal ministro della Giustizia, nell'ambito dei parametri di diverse leggi, e non voglio formulare un giudizio prematuro", ha detto il presidente nel corso di una conferenza stampa indetta alla Casa Bianca, a seguito del suo incontro con il re Abdullah di Giordania. Nei giorni precedenti, Obama aveva ribadito l'intenzione di non procedere legalmente nei confronti degli agenti della Cia e degli esecutori degli interrogatori, in quanto questi si sarebbero per l'appunto limitati a eseguire materialmente quanto deciso dall'alto. Meno chiara risulta però la posizione del presidente verso i legali che hanno scritto i memo, e che hanno fornito di fatto una giustificazione giuridica alla tortura. "Ci sono molte questioni complicate da affrontare", ha precisato il presidente, ammettendo come gli Stati Uniti abbiano perso "una condotta morale" con l'adozione di quelle tecniche. (Segue) Sempre nel corso della conferenza stampa, il presidente ha dichiarato di non voler "politicizzare eccessivamente la questione dei memo della Cia" e ha auspicato che si guardi "in avanti, non indietro". Allo stesso tempo, come scrive oggi un articolo del New York Times, le pressioni volte a conoscere in modo approfondito le tecniche di interrogatorio che si sono tradotte spesso in episodi di tortura, continuano a crescere, e arrivano soprattutto da attivisti di associazioni a tutela dei diritti civili, dai democratici del Congresso e anche da funzionari internazionali, che chiedono a voce alta la verità. In particolare Diane Feinstein, presidente della Commissione di Intelligence, ha chiesto a Obama di non escludere la messa in stato di accusa almeno fino a quando il suo panel non avrà completato l'indagine sul caso, ovvero orientativemente per altri sei-otto mesi. Ieri Obama si è recato al quartiere generale della Cia, al fine di rassicurare gli agenti. "Non siate scoraggiati da quanto è accaduto nelle ultime settimane - ha detto - Non siate scoraggiati dal fatto che dobbiamo riconoscere potenzialmente di aver commesso qualche errore. E' questo il modo di imparare. Ma il fatto che siamo disposti a riconoscere (i nostri errori) e ad andare avanti, mi rende orgoglioso di essere il presidente degli Stati Uniti ed è questo il motivo per cui dovreste essere orgogliosi di essere membri della Cia". Rimane però la questione delle accuse formali che il governo potrebbe rivolgere a chi ha creato i memo e dunque a chi ha dato vita alla base legale che ha giustificato l'utilizzo della tortura. In realtà domenica scorsa il capo di gabinetto Rahm Emanuel ha auspicato che anche i responsabili dei memo non vengano accusati. Tuttavia poi i funzionari hanno precisato che Emanuel si è riferito a chi ha dato l'ordine di fare ricorso alla tortura, non agli esperti e avvocati che hanno dato vita alla giustificazione legale delle dure tecniche di interrogatorio. A tal proposito, gli avvocati che hanno firmato i memo sono John C. Yoo, Jay S. Bybee e Steven G. Bradbury. La questione è insomma complessa e, secondo il New York Times, il governo di Obana potrebbe decidere anche di nominare un procuratore speciale che si occupi della vicenda. Un'opzione sarebbe quella di nominare per l'incarico John H. Durham, procuratore federale che ha trascorso gli ultimi 15 mesi indagando sulla distruzione di video contenenti immagini di dure tecniche di interrogatorio da parte della Cia. Intanto una critica è arrivata anche dall'ex vicepresidente americano Dick Cheney. "Trovo piuttosto inquietante" che "non abbiano pubblicato quei memo che hanno dimostrato il successo degli sforzi - ha detto - Ci sono documenti che dimostrano in modo specifico quanto abbiamo guadagnato con questa attività". Detto questo, l'auspicio di indagini più approfondite arriva da più parti. Frederick A.O. Schwarz, ex responsabile delle consulenze di Church Committee - la commissione del Senato che ha indagato sugli abusi della Cia negli anni settanta - ha definito Obama "coraggioso" nel decidere di non mettere sotto accusa chi si è limitato a eseguire un ordine. Ma ha anche aggiunto che "è assolutamente necessario" che si indaghi ancora, " e non allo scopo di dare la colpa, ma per capire come (tutto ciò) sia accaduto".

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