Domenica 25 Gennaio 2009

Bolivia; Oggi il referendum sulla nuova costituzione

La Paz, 25 gen. (Ap) - Apriranno alle otto (le 13 in Italia) le urne in Bolivia, dove quattro milioni di elettori sono chiamati a pronunciarsi sul progetto di una nuova Costituzione che dà spazio al mondo indigeno aymara e quechua e rafforza i poteri dello stato, in particolare riguardo alle risorse naturali. La vittoria del sì potrebbe far rimanere al potere fino al 2014 Evo Morales, ex sindacalista dei 'cocaleros' e primo presidente indio della storia del paese. La nuova carta fondamentale, ha dichiarato alla vigilia del voto Morales, intende "decolonizzare" la Bolivia, aiutandola a emanciparsi dall'influenza degli ex coloni spagnoli. In base a questo progetto lo stato boliviano si separerà dalla Chiesa cattolica, diventando indipendente da qualsiasi religione. "Questa costituzione darà a tutti le stesse opportunità, diritti e responsabilità" ha spiegato Morales, incontrando i giornalisti a La Paz. "Gli indigeni tradizionali, che sono poveri ma numerosi, si uniranno finalmente agli indigeni contemporanei, che sono pochi ma ricchi". Proprio per questo, d'altronde, gli "indigeni contemporanei" - come Morales ama definire i meticci e l'opposizione bianca - temono che la proposta del presidente non tenga il dovuto conto della crescente popolazione urbana che mescola la tradizione con la nuova identità occidentale globale. "L'idea della Costituzione è quella di far sì che gli indios non siano più invisibili" spiega lo storico Fernando Cajias. "Il problema - aggiunge - è che creerà tutto un nuovo mondo di invisibili", quello dei boliviani meticci. La carta, che dovrebbe essere approvata con facilità dal referendum di oggi, prevede la convocazione, il prossimo dicembre, di nuove elezioni generali in cui Morales potrebbe candidarsi per un secondo mandato da cinque anni. Garantirà poi una notevole autonomia a 36 "nazioni" indigene, oltre che a diversi Stati orientali governati dall'opposizione. A entrambi verrà attribuito un generico "uguale rango" che non riuscirà a favorire una soluzione dell'eterna lotta per lo sfruttamento delle fertili pianure orientali. Nel tentativo di redistribuire il territorio, la costituzione limiterà altresì le proprietà terriere a 5mila o 10mila ettari, scelta che spetterà agli elettori. Se la nuova carta passerà, il futuro Congresso avrà seggi riservati per le minoranze indigene, che dovranno così spartirsi il potere con le autonomie degli Stati orientali. Alle operazioni di voto saranno presenti osservatori internazionali, in particolare dell'Oea (Organizzazione degli Stati americani) e dell'Unione europea.

Spr

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