Giovedì 01 Ottobre 2009

Pd/ Franceschini attacca: Mai più inciuci. Scontro con Bersani

Roma, 1 ott. (Apcom) - Franco Marini continua a fare da pontiere, anche oggi, sull'Unità, ha cercato di mandare segnali di distensione guardando al dopo-primarie, ma lo scontro nel partito continua a salire di livello e il comizio del pomeriggio di Dario Franceschini fa capire che da qui al 25 ottobre non verranno risparmiati colpi: bisogna "battere" quelli che hanno frenato prima Prodi e poi Veltroni; gli iscritti sono un patrimonio, ma se Napoli ha più tessere che Lombardia e Piemonte messi insieme "c'è qualcosa da correggere"; c'è da fare opposizione "dura", altro che "anti-berlusconismo", e soprattutto non si deve tornare agli "inciuci". Parole nette, che dal comitato Bersani commentano così: "L'inciucio? Forse Franceschini non ricorda che proprio nel suo studio si incontrarono Walter Veltroni e Silvio Berlusconi". La giornata già era iniziata con le rimostranze dei bersaniani, indignati per essere stati definiti "signori delle tessere" da esponenti della mozione Franceschini: così, dicevano gli uomini dell'ex ministro dello Sviluppo economico, nessun confronto tv, non si parla con chi insulta. La replica: solo pretesti per evitare il faccia a faccia. Di fatto, domani Walter Verini, direttore di Youdem.tv, incontrerà di nuovo Stefano Di Traglia (mozione Bersani), Roberto Cuillo (mozione Franceschini) e Carlo Rognoni (Marino) per verificare la possibilità di organizzare il confronto. I bersaniani non chiudono la porta, ma chiedono di "abbassare i toni", e sollecitano regole "meno rigide" per il faccia a faccia. Ma lo scontro va ben oltre il faccia a faccia tv e su forma partito, assetto istituzionale e strategie di alleanze si delineano due visioni davvero diverse. Se Bersani in mattinata aveva rivendicato il risultato ottenuto tra gli iscritti, chiedendo "rispetto" per i tesserati, Franceschini nel pomeriggio ha chiesto di non "mitizzare" la prima fase congressuale, sottolineando che gli iscritti sono 800mila e ha votato "meno della metà". Per Bersani "il dato è inequivocabile, al Nord e al Sud, e se ci sono problemi abbiamo gli strumenti regolamentari per risolverli ma vorrei che si rasserenasse il clima e si rispettasse chi ha votato, guardando con fiducia alle primarie che saranno la verifica popolare". Il segretario, invece, ha ammesso che gli iscritti sono un "patrimonio", ma non ha mancato di sottolineare che "c'è qualcosa da correggere se a Napoli ci sono più iscritti che in Piemonte e Lombardia messi insieme". Inoltre, era noto a tutti che il segretario si elegge con le primarie, "le regole le abbiamo votate insieme, all'unanimità. Non so se c'era qualcuno distratto...". Semmai bisogna assicurare agli elettori che "dal 26 ottobre chiunque avrà vinto tra di noi avrà il sostegno leale di tutti gli altri". E nel riconoscere il "risultato positivo" di Bersani tra i tesserati, Franceschini non risparmia una stoccata: "Non mi ha sorpreso, in questa fase contano molto le 'filiere' organizzative". I bersaniani, ovviamente, respingono le accuse al mittente: il segretario in questi mesi era lui, il commissario a Napoli è Enrico Morando e il segretario del Pd calabrese è Marco Minniti. Insomma, è il ragionamento, poteva controllare e intervenire, se aveva dubbi. Ma l'ex vice di Veltroni non si ferma qui. Incalza Massimo D'Alema, senza citarlo, sul tema dell'anti-berlusconismo: "Finché questa accusa arriva dal centrodestra non mi preoccupo. Ma quando questo appunto arriva da dentro casa nostra è bene che ci parliamo chiaro". E dunque: "Se il popolo delle primarie mi rieleggerà segretario il mio impegno sarà gestire una opposizione dura e trasparente, non consentirò il ritorno ad una stagione ambigua, di inciuci e tregue non dichiarate". E proprio per esser chiari aggiunge: "Eviterò che si ripetano gli stessi errori politici che hanno impedito, 12 anni fa, l'approvazione di una legge sul conflitto di interesse. Il più grave errore politico commesso dal nostro campo". E ancora: criticano la vocazione maggioritaria perché forse hanno in testa un partito a "vocazione minoritaria", non bisogna "tornare indietro dal bipolarismo" e sarebbe sbagliato favorire la nascita di un "centro mobile", perché dopo poco tornerebbe a destra e "noi staremmo all'opposizione per 30 anni".

Adm

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