Domenica 06 Settembre 2009

Tremonti torna a incalzare le banche: non fanno loro parte

Roma, 6 set. (Apcom) - Giulio Tremonti torna ad incalzare le banche: Sono troppo grandi, comandano sui governi e non fanno la loro parte erogando il credito necessario alle imprese, afferma il ministro dell'Economia dal G20 di Londra. Parole che risuonano al workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio e che provocano una garbata ma ferma replica da alcuni banchieri. L'occasione per la nuova critica è il tema dei bonus ai banchieri sul quale la riunione londinese ha segnato un passo avanti verso la fissazione di regole mondiali. "Non è possibile che le banche governino sui governi e sulle imprese - dice il ministro - Non ha più senso che le banche siano più grandi dei governi stessi, tanto che poi quando hanno dei problemi sono anche problemi dei governi, poiché le banche comandano sui governi". Secondo Tremonti, "il governo ha fatto la sua parte, le banche no" perché non concedono sufficiente liquidità alle imprese: "Le banche hanno raccolto molti fondi pubblici, soprattutto all'estero, ma non danno sufficiente liquidità alle imprese. Hanno in mente i loro bilanci, e non il bilancio d'insieme" e questo, aggiunge: "E' un problema anche italiano" poiché in Italia c'è un'economia "fatta di piccole e medie imprese e un eccesso di concentrazione in banche che hanno una dimensione industriale e vedono troppo poco il territorio, le famiglie, gli imprenditori e le persone". Un punto quello della dimensione degli Istituti, annuncia Tremonti, "che va risolto". A stretto giro di posta, arriva da Cernobbio il commento del presidente dell'Abi, Corrado Faissola, il quale assicura che tra governo e Istituti di credito c'è una "dialettica serena e non conflittuale, al di là di qualche spot ogni tanto". Anche se rispondendo ad un giornalista russo, a Faissola sfugge una battuta, poi ritirata: "E' quello che sogna Tremonti", dice al cronista che afferma che in Russia le banche pubbliche e private obbediscono tutte a Vladimir Putin. Sul fatto che le banche non devono comandare i governi "ha perfettamente ragione", concede l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. Salvo comunque aggiungere: "In giro per il mondo abbiamo visto tanti diversi modi di fare banca e credo che il sistema bancario italiano sia tra quelli che hanno retto meglio la crisi e quello che più è stato vicino all'economia e alla società. Certo - conclude Passera - c'è da fare ancora di più ed è giusto quando si dice che nel crescere dimensionalmente non bisogna perdere il radicamento e la vicinanza con il territorio". Scambi di fioretto anche sui Tremonti bond, dopo l'annuncio di Intesa Sanpaolo che potrebbe decidere di fare a meno di questo strumento. Questa volta a parlare per primo è Faissola, il quale precisa che i Tremonti bond sono stati "molto utili a prescindere dal fatto che molte banche non ne abbiano avuto bisogno", ma ora la situazione è "radicalmente diversa" e per molte banche non è quindi necessario ricorrere a questi strumenti. A margine della riunione ministeriale, Tremonti decide di replicare intrattenendosi sul tema con i giornalisti: I Tremonti-bond, precisa, "non servono alle banche, ma servono alle imprese" e "quando una banca dice che non servono, si scorda delle imprese. Con i bond, non è che fanno un favore a me. Sono stati chiesti dalle banche stesse e dall'Europa e noi li abbiamo designati nell'importo, nella tempistica. Non li ha inventati il governo, non li vuole imporre il governo". "Una banca non è un'industria qualunque, che fa scarpe o vasche da bagno, ma ha una funzione pubblica", conclude. E "il bonus - ricorda - è un modo per porre un problema che non è limitato a quanto guadagna un banchiere, ma al rapporto tra i governi e le banche" perché "tra le cause della crisi c'è stata l'avidità dei banchieri".

Cos

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