Mercoledì 30 Marzo 2011

Libia/ Ribelli perdono Brega, per Gheddafi ipotesi Uganda

Roma, 30 mar. (TMNews) - Le forze fedeli a Muammar Gheddafi continuano indisturbate l'avanzata verso est, feudo dei ribelli, che perdono terreno e, soprattutto, il controllo delle città petrolifere. Poche ore dopo la riconquista di Ras Lanuf, le truppe hanno ripreso anche il controllo di Brega. Una notizia che è arrivata mentre la controversa questione delle armi ai ribelli, sollevata in occasione del vertice di Londra sulla Libia, continua a dividere i paesi membri della coalizione. Più facile, invece, è ora l'individuazione di una nazione che possa accogliere Gheddafi: l'Uganda è stato il primo Paese a dichiararsi disponibile per l'esilio del Colonnello. Sul terreno, dunque, i ribelli non stanno opponendo resistenza all'avanzata delle truppe di Gheddafi, arrivate a Brega. Lo hanno annunciato fonti vicine ai ribelli. Alcuni giornalisti dell'Afp ad Ajdabiya, pur non potendo confermare le informazioni, hanno dichiarato di aver udito colpi di cannone, nel pomeriggio, provenire da ovest. Brega è distante circa 80 chilometri. La sua riconquista, qualche ora dopo quella di Ras Lanuf, conferma l'avanzata rapida dell'esercito del regime verso l'est del Paese, feudo degli insorti. Bengasi, roccaforte dei ribelli, si trova a circa 220 chilometri da Brega. In campo diplomatico, il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, aveva dichiarato ieri che il suo Paese è pronto a discutere con i suoi alleati di un aiuto militare ai ribelli, pur riconoscendo che questo non è previsto dalle risoluzioni dell'Onu. Di fronte al Parlamento, il primo ministro britannico, David Cameron, ha oggi affermato che il suo Paese "non esclude" di fornire armi ai ribelli, anche se nessuna decisione in questo senso è stata ancora presa. Possibilisti gli Stati Uniti, mentre Russia, Italia e Norvegia non hanno nascosto le loro riserve. Sempre oggi, una grande potenza con diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell'Onu, la Cina, ha ribadito ai massimi livelli il suo scetticismo sulla conduzione dei raid sulla Libia: "L'obiettivo della risoluzione è fermare le violenze e proteggere i civili" ha detto il presidente cinese, Hu Jintao, ricevendo l'omologo francese, Nicolas Sarkozy, in Cina per una visita di Stato. Ma "se le azioni militari portano disastri ai civili innocenti e aggravano la crisi umanitaria, questo potrebbe violare lo spirito originario della risoluzione del Consiglio". Intanto, un primo Paese si è detto disponibile ad accogliere in esilio Gheddafi: l'Uganda. A dirlo, oggi, è stato il portavoce del presidente, Yoweri Museveni. L'Uganda era già uno dei Paesi individuati dalla comunità internazionale come possibile meta per il Colonnello. Preoccupa, intanto, la denuncia di Human Rights Watch, secondo cui "le forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno disseminato mine anti-uomo e anti-veicolo nei dintorni di Ajdabiya". Secondo l'organizzazione non governativa che si occupa della difesa dei diritti umani, due dozzine di mine anti-veicolo e circa tre dozzine di mine anti-uomo sono state trovate nella periferia orientale della città, in mano alle forze governative dal 17 al 27 marzo.

Pca

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