Martedì 01 Febbraio 2011

Ruby/ Brigandì indagato, potrebbe perdere il posto al Csm

Roma, 1 feb. (TMNews) - I sigilli della polizia giudiziaria alla porta dell'ufficio di un componente del Consiglio superiore della magistratura: è uno dei 'danni collaterali' dell'affare Ruby. Matteo Brigandì, ex deputato della Lega e membro 'laico' del Csm, cioè eletto dal Parlamento, è indagato dalla Procura di Roma per aver fornito al Giornale le carte su una vecchia azione disciplinare a carico di Ilda Boccassini, uno dei pm che indagano sul presunto giro di prostitute nella residenza di Silvio Berlusconi. Carte secretate, perché l'azione si risolse con una assoluzione; per la 'fuga' di notizie la segreteria generale del Csm ha presentato la denuncia che ha attivato i pm romani, denuncia in serata "ratificata" dal comitato di presidenza del Csm, che però si è "riservato" ulteriori provvedimenti in merito. Il posto di Brigandì è a rischio: la legge prevede che possa essere sospeso o addirittura decadere dalla carica. "Non ho nulla da dire", commenta l'interessato, ma se fosse provato che è stato l'unico ad aver consultato il fascicolo Boccassini (che riguardava un procedimento di 29 anni fa) la sua posizione potrebbe complicarsi. E l'attivazione dell'indagine porterà i pm alla verifica dei tabulati telefonici e di eventuali comunicazioni telematiche fra il membro del Csm e la cronista del Giornale che ha subito le perquisizioni. (segue)

Bar

© riproduzione riservata