Sabato 21 Agosto 2010

M.O./Miracolo Obama, Israele e Anp il 2 settembre a Washington

Roma, 21 ago. (Apcom) - Come ha fatto il presidente Barack Obama a convincere israeliani e palestinesi a riaprire il processo di pace, morto e sepolto da quasi due anni? Se lo chiedete a Michael O'Hanlon, esperto del Brookings Institution di Washington e uno dei guru sulla politica estera degli Stati Uniti vi risponde che in tutta onestà "non ne ha la più pallida idea". Fatto sta che ci è riuscito, e che il piano è ben dettagliato. I colloqui di pace diretti tra israeliani e palestinesi, fermi da 20 mesi, ripartiranno il prossimo 2 settembre a Washington. Lo ha confermato il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. L'obiettivo, ha affermato il capo della diplomazia Usa, è quello di trovare una soluzione al conflitto nel giro di un anno. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen sono stati invitati a Washington e l'incontro faccia a faccia si terrà alla presenza del presidente americano Barack Obama. Dovrà "rilanciare i negoziati diretti per la risoluzione di tutte le questioni relative allo status finale (confini, rifugiati e Gerusalemme ndr.)". Sono stati invitati ad assistere anche il presidente egiziano Hosni Mubarak e il re di Giordania Abdullah II, considerato il "ruolo decisivo" da essi svolto nel processo di pace. L'inviato Usa per il Medio Oriente, George Mitchell, che negli ultimi quattro mesi ha mediato tra le due parti nel corso dei colloqui indiretti, ha detto che permane ancora un clima di sfiducia tra le parti, ma auspicato che si possa giungere a una soluzione del conflitto sulla base del principio dei due Stati. Intanto il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha reagito dicendosi favorevole alla ripresa dei negoziati diretti. Anche i palestinesi hanno approvato formalmente la ripresa del negoziato, mentre da Gaza il gruppo integralista Hamas ha fatto sapere di essere contrario ai colloqui con Israele.

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