Venerdì 20 Agosto 2010

Lavoro/ Nel 2010 assunti 181.000 stranieri, +22.000 (14,1%)

Roma, 20 ago. (Apcom) - Dopo la battuta d'arresto del 2009 torna a crescere la domanda di manodopera straniera nel 2010 con la richiesta che si concentra maggiormente nei servizi alle persone, nelle aziende di grandi dimensioni, nelle professioni qualificate del commercio e servizi. Parma, Forlì-Cesena e Prato le province con l`incidenza più elevata di assunzioni straniere. E' quanto emerge dall`indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Excelsior-Unioncamere sulle previsioni di assunzione per il 2010. I nuovi assunti stranieri nelle aziende italiane previsti nel 2010, si legge in una nota, sono 181mila (22mila in più rispetto al 2009) e coprono il 22,6% delle assunzioni complessive. L'incremento è del 14,1% (+8,2% gli stagionali, +18,7% i non stagionali) a fronte della flessione del 31% registrata lo scorso anno. Sono prevalentemente le imprese sopra i 50 dipendenti (41,7%) a ricercare manodopera straniera da impiegare nei servizi alle persone (21,8%), richiedendo lavoratori con esperienza nel settore (54,6%) e qualificati nel commercio e nei servizi (27%). Parma, Forlì-Cesena e Prato sono le province con il maggior peso di assunti stranieri rispetto al totale delle assunzioni previste, con incidenze pari, rispettivamente, a 41,9%, 38% e 32,3%. Nel 2010 le imprese italiane assumeranno in prevalenza nuova manodopera straniera per ricoprire lavori non stagionali (105mila unità), mentre per le mansioni a carattere stagionale si tratta di 75mila nuovi posti. Ma il peso maggiore delle nuove assunzioni avviene tra i lavori a tempo determinato dove il peso dei contratti stagionali sottoscritti dagli stranieri saranno il 30% del totale, contro il 19,2% delle mansioni non stagionali. La propensione all`assunzione di manodopera straniera è più elevata nelle aree del Nord e del Centro rispetto al Sud: infatti, se in Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana l`incidenza dei nuovi assunti stranieri supera il 25% del totale, in Puglia, Sardegna e Basilicata si tratta appena del 12,8%, 13,6% e del 13,8% (rispettivamente). (Segue)

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