Martedì 13 Luglio 2010

Governo/ Pd ragiona su un governo di unità senza Berlusconi

Roma, 13 lug. (Apcom) - Il dopo-Berlusconi è cominciato, al Pd ne sono convinti e anche se nessuno è in grado di fare previsioni sui tempi del 'regicidio' il lavorio per prepararsi a gestire la successione è in pieno svolgimento. Dall'America Pier Luigi Bersani ha risposto seccamente all'ipotesi di un governo di larghe intese guidato dallo stesso Berlusconi, ma sono in molti a dare per scontato, come ha detto Pier Ferdinando Casini, che se la guida del governo fosse affidata ad un altro, a cominciare da Giulio Tremonti, i democratici sarebbero pronti a sedersi al tavolo. Una linea, questa, che difficilmente potrebbe essere messa in discussione nel partito, anche se non tutti, a cominciare da Walter Veltroni, sono entusiasti di una eventuale grande coalizione pur di evitare il voto. D'altro canto, le parole di Giorgio Napolitano sono oggi suonate come una chiara anticipazione della linea che il Colle potrebbe tenere di fronte ad una crisi: "Ci sono alcuni problemi - dice il capo dello Stato in visita alla Scuola superiore di studi avanzati - che esigono condivisione perchè sono scelte di medio e lungo termine che non possono essere disfatte se cambia il colore di un'amministrazione, richiedono continuità". Oggi il vice-segretario del Pd Enrico Letta, tra i più determinati nel lavoro di tessitura in vista del 'dopo', ha incrociato Veltroni alla Camera e si è intrattenuto con lui per quasi mezz'ora di colloquio. La sensazione di molti nel Pd è che l'ex segretario non ostacolerà tentativi di 'larghe intese'. Spiega un dirigente del partito: "Se si dovesse arrivare ad una crisi e ci fossero le condizioni per una maggioranza senza Berlusconi, anche Walter non avrebbe nulla da dire...". E sempre Letta oggi ha ribadito che il Pd ormai ragiona sul dopo: conversando con i giornalisti dopo la presentazione del suo libro sull'Europa, il vice-segretario del Pd ha ripetuto, come aveva detto alla Stampa, che "il dopo-Berlusconi è iniziato" e che il rischio è che la transizione duri fino alla fine della legislatura. Allo stesso tempo, ha avvertito, "è bene che il 'film dell'orrore' arrivi fino in fondo, gli italiani devono vederlo tutto". Compito del Pd è "guardarsi intorno a 360 gradi", verificando le possibili nuove maggioranze da mettere in campo. Ma molto attivo è in questi giorni anche il capogruppo alla Camera Dario Franceschini, che oggi si è anche intrattenuto a lungo con Casini a Montecitorio, senza preoccuparsi di nascondersi ai cronisti. Un tete-a-tete esibito volutamente che la dice lunga sulle intenzioni del capogruppo democratico per l'eventuale dopo-Berlusconi. "La verità - si lascia andare un esponente del Pd - è che pur di mandare via Berlusconi faremmo un patto anche con il diavolo...". E il diavolo in questione non è tanto Casini, quanto lo stesso Tremonti e la Lega di Bossi, passando per Fini. I democratici sanno bene che Berlusconi è già risorto molte volte e capiscono che mettere insieme una nuova maggioranza è un lavoro di architettura sempre più facile da immaginare che da realizzare. Ma la sensazione condivisa è che su intercettazioni e casi Cosentino-Caliendo-Verdini Berlusconi stia rischiando davvero: "Se forza la mano - dicono nel Pd - finisce per cadere". Probabile che il premier freni all'ultimo momento, ma l'ipotesi che la situazione sfugga di mano non viene affatto esclusa. E anche nel caso in cui Berlusconi dovesse evitare forzature uscirebbe comunque indebolito. "E' difficile immaginare che il governo Berlusconi possa durare fino alla fine della legislatura, cioè quasi tre anni", dice Franceschini. ""E quindi - aggiunge il capogruppo del Pd - come recita il motto degli scout 'state pronti'".

Adm

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