Giovedì 20 Maggio 2010

Federalismo/Si parte dal demanio:Stato cede spiagge,fiumi e laghi

Roma, 20 mag. (Apcom) - Regioni, Province e Comuni diverranno, forse già domani, i titolari di larga parte del demanio statale, compresi spiagge, laghi e fiumi, ma non quelli che attraversano più regioni. E' quanto stabilisce il primo decreto attuativo del federalismo fiscale, quello sul federalismo demaniale approvato definitivamente oggi dal Governo, dopo il via libera parlamentare di ieri con parere positivo votato nell'apposita Commissione Bicamerale dalla maggioranza e da Idv, con l'astensione del Pd. BENI TRASFERITI GRATIS PER VALORIZZAZIONE - I beni del demanio statale saranno trasferiti "a titolo non oneroso" a Comuni, Province, Cittè metropolitane e Regioni che "sono tenuti a garantirne la massima valorizzazione funzionale", altrimenti il Governo "esercita il potere sostitutivo". Saranno "uno o più" decreti della presidenza del Consiglio ad individuare i beni statali che possono essere attribuiti alle autonomie, secondo i criteri di "territorialità, sussidiarietà, adeguatezza, semplificazione, capacità finanziaria, correlazione con competenze e funzioni, nonchè valorizzazione ambientale". Non potranno beneficiare di trasferimenti gli enti locali in dissesto finanziario. DEMANIO IDRICO E MARITTIMO - Spiagge, fiumi e laghi saranno destinati alle Regioni, ma i laghi chiusi e le miniere (non i giacimenti petroliferi e di gas, nonchè i siti di stoccaggio del gas) andranno alle Province. Esclusi dal trasferimento i fiumi che attraversano più regioni, mentre i laghi che bagnano più di una regione potranno essere trasferiti se le regioni interessate troveranno l'intesa. Le Regioni saranno comunque tenute a trasferire alle Province una quota dei proventi dai canoni di concessione del demanio idrico. Quanto all'ammontare dei canoni, la Bicamerale ha invitato il Governo a non lasciare 'mano libera' agli enti locali, fissando limiti minimi e massimi per le concessioni idroelettriche e per uso industriale. BENI ESCLUSI DA TRASFERIMENTO - Sono esclusi gli immobili in uso alle Amministrazioni dello Stato, i porti ed aeroporti di interesse nazionale, le reti di interesse statale, comprese quelle stradali ed energetiche, parchi e riserve naturali statali, e i beni culturali non oggetto di accordi di valorizzazione. Esclusi anche i giacimenti petroliferi e di gas e le relative pertinenze, nonchè i siti di stoccaggio di gas naturale e relative pertinenze. Restano ovviamente allo Stato anche "i beni in uso a qualsiasi titolo al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati e alla Corte Costituzionale, nonchè quelli in uso a qualsiasi titolo agli organi di rilevanza costituzionale". Possono essere però trasferite, con una modifica dell'ultima ora, le aree "già comprese nei porti e non più funzionali all'attività portuale e suscettibili di programmi pubblici di riqualificazione urbanistica". VENDITA DEI BENI TRASFERITI, PROVENTI A DEBITO - I beni del demanio idrico e marittimo, e quelli aeroportuali, restano comunque 'demaniali' nel senso che non entrano a far parte del patrimonio degli enti che dunque non possono alienarli. Gli altri beni, che entrano a far parte del patrimonio disponibile degli enti, "possono essere alienati solo previa valorizzazione" e con il via libera dell'Agenzia del Demanio o del Territorio. I proventi della cessione dei beni dovranno comunque andare a riduzione del debito: per il 25% a quello dello Stato, per il 75% a quello dell'ente che vende. Se l'ente che vende non ha debito, le risorse vanno a investimenti. FONDI IMMOBILIARI CHIUSI - Completamente riscritto l'articolo del decreto sui fondi immobiliari. Eliminata ogni ipotesi di riordino del settore, la nuova formulazione spiega che i beni trasferiti possono essere conferiti esclusivamente a fondi comuni di investimento immobiliare "chiusi", cui potrà partecipare anche la Cassa Depositi e Prestiti. EFFETTI FINANZIARI - Il trasferimento dei beni comporterà per l'ente locale ricevente il taglio dei trasferimenti statali in misura pari alla riduzione delle entrate erariali per lo Stato, a decorrere dal primo esercizio finanziario successivo alla data del trasferimento. Gli enti vedranno escluso dal patto di stabilità interno un importo corrispondente alle spese già sostenute dallo Stato per la gestione e la manutenzione del bene trasferito.

Rea

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