Venerdì 02 Aprile 2010

In Italia e Ue meno C02 nel 2009. Ipoteca su futuro inquinamento?

Roma, 2 apr. (Apcom) - Nel 2009 l'Unione europea ha emesso meno C02, complice la crisi economica, e l'Italia con un -16,4% si attesta ampiamente sotto la media europea del -11,2%, secondo i dati preliminari diffusi da Bruxelles. Una buona notizia per l'ambiente? Con un chiaro distinguo, commenta The Guardian, sostenitore della tesi secondo cui, semplicemente, se non verrano alzati i tetti massimi per le emissioni dannose, ci sarà presto una pericolosa inversione di tendenza. Il punto della questione è semplice: "in base allo schema di scambio europeo (EU ETS), i permessi di emettere C02 possono essere accumulati senza limite di tempo e prima o poi verranno usati per inquinare". Lo European Union Emissions Trading Scheme (EU ETS) - che regola il più ampio mercato al mondo delle emissioni - è stato introdotto in tutta Europa con l'obiettivo di controllare e ridurre le emissioni di biossido di carbonio e altri gas serra, per combattere la minaccia del cambiamento climatico. Complessivamente, in Europa lo scorso anno sono "circolati" 62 milioni di permessi in eccesso rispetto alle emissioni. Altri 70 milioni di permessi sono stati messi all'asta, in base all'Emission Trading Scheme, e quindi il surplus è di 142 milioni di permessi. Se il settore dell'energia dichiara un calo delle proprie emissioni pari a 199 tonnellate lo scorso anno (e malgrado questo il deficit di permessi è di 124 tonnellate), l'industria pesante registra un -18% di emissioni, con un surplus del 30% di crediti. Se questa quota di 'licenze per l'inquinamento' fosse immessa oggi sul mercato della C02, ne risulterebbe un bottino da 2,4 miliardi di euro. "E gran parte di questo denaro arriverebbe dai consumatori di energia", sottolinea The Guardian.

Orm

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