Giovedì 14 Gennaio 2010

Giustizia/Governo ritira dl blocca-processi. Senato:sfuma dialogo

Roma, 14 gen. (Apcom) - In tema di riforma della giustizia, dcompare l'annunciato decreto legge che, in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale 333 del 18 dicembre 2009, avrebbe dovuto consentire uno stop ai processi per almeno 45 giorni a chi si fosse visto contestato un nuovo reato e avesse voluto optare per il rito abbreviato. "La sentenza - è stata la laconica spiegazione del presidente del Consiglio Berlusconi - è sufficiente e non ha bisogno di alcuna norma ulteriore per essere applicata". La norma non è stata discussa nel Consiglio dei Ministri. Un passo indietro: sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per evitare ogni tipo di tensione, a chiedere un testo che ricalcasse la sentenza: no ai 90 giorni di sospensione dei procedimenti pensati dal governo. Fatti due conti, i consiglieri giuridici del premier hanno allora suggerito di lasciar perdere, perchè "non sarebbe convenuto forzare la mano" al presidente per incassare la firma a un decreto di fatto inutile per risolvere le noie giudiziare del premier. Al Cavaliere, affiancato dal Guardasigilli Angelino Alfano, non è restato altro che fare marcia indietro e cercare di trasformare la mancata presentazione del decreto in almeno un segnale di forte distensione nei confronti del Colle. Così, con una battuta, Berlusconi ha sostenuto la tesi per cui più che un dl blocca-processi, "in Italia ne servirebbe uno blocca-calunnie", che dell'ipotesi decreto si era parlato ieri in maniera informale ma che non si era mai giunti a una decisione. Invece, ha concluso Berlusconi sotto lo sguardo sorridente del suo ministro, "si è deciso" di non procedere. E intanto al Senato tramontava intanto anche l'ultimo possibile barlume di dialogo tra maggioranza e opposizione sulle leggi giudiziarie e sul 'processo breve'. Per il Pd, che a metà pomeriggio ha abbandonato l'Aula, si è trattato di una "burla", visto che la maggioranza ha riportato il testo in commissione, ma poi non ha consentito la votazione degli emendamenti.

red

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