Domenica 10 Gennaio 2010

Rosarno/ L'ombra delle cosche dietro la caccia agli immigrati

Rosarno (Rc), 10 gen. (Apcom) - Con le valige in testa, gli occhi stanchi, la voglia di parlare e dire che loro "non dimenticheranno", come sta scritto, quasi graffiato, in un inglese irto di errori di ortografia, su un muro dell'ex Opera Sila. Gli immigrati dalla faccia scura lasciano Rosarno, la battaglia è finita e loro hanno perso. E così, come un esercito sconfitto si lascia portare sui pullman organizzati dalla Prefettura e dal Viminale, con la speranza di una libertà in un altro posto, in un altro paese che non sia nella Piana di Gioia Tauro, dove fino alla settimana scorsa c'era lavoro per tutti. Ma adesso ci sono solo bastoni e astio della gente. "La misura è colma", spiegano i calabresi. Il comitato civico spontaneo, in una nota sottolinea: "Non si può chiedere o meglio pretendere che una piccola comunità, che già convive con le difficoltà di occupazione, ospiti migliaia di uomini che per drammi politici, sociali, economici, giungono nella nostra località, senza nome, volto, identità". La gente che va via, con ancora la speranza di trovare un salario, viene da Ghana, Nigeria, Burkina Faso, Mali, Senegal, Liberia, Sudan, Togo. I più fortunati avevano avuto una tenda o una coperta dalle associazioni di volontariato, dall'osservatorio dei migranti, i più si erano arrangiati con quello che hanno trovato. Senza tetto e braccianti. Forza lavoro di piccoli proprietari che pagano 1 euro a cassetta di mandarini e 6 centesimi il chilo di arance. Dove il guadagno è un limare sulle sfortune e sulle fame degli altri, di chi sta sotto. Come ha raccontato e scritto Charles Dickens. C'è anche questo osservando le ferite dei ragazzi che sono stati oggetto delle carabine ad aria compressa. Grazie ai sacerdoti di Libera, Mohammed racconta: "Ho avuto paura di morire, credevo ci sparassero davvero". Ma chi arma i ragazzi che corrono con gli scooter e hanno la mira per tirare con i pallini d'acciaio? La Procura di Palmi, competente per territorio non ha ancora aperto un fascicolo specifico per quanto avvenuto in questi ultimi giorni. Gli inquirenti hanno lasciato spazio alle operazioni di ordine pubblico. Lunedì si terranno le udienze di convalida dei tre italiani fermati. Hanno tutti conosciuto, più o meno, la giustizia. Il legame tra le violenze avvenute, la stessa rivolta, e la 'Ndrangheta è un passaggio che "non si esclude e non si contempla" al momento. E per questo, chi indaga per mestiere, sottolinea che bisogna capire se ci sono stati dei capi che hanno guidato e indirizzato la folla, organizzando anche i pestaggi e le ritorsioni nei confronti degli immigrati. Passerà del tempo e verrà fuori qualcosa", si sottolinea con tranquillità. La sensazione è che anche le voci di paese, tutte false, come la donna che ha abortito per colpa dei neri od anche i 4 extracomunitari ammazzati, sembrano solo gocce che hanno fatto traboccare un vaso già colmo. La guerriglia esplosa giovedì dopo il ferimento di due neri a colpi di carabina è stato il via libera. Dopo le violenze. Per oltre 24 ore. Fanno allora riflettere le parole del Prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta: "La gente di Rosarno, che si fronteggia con gli immigrati, non è tutta rappresentata nel cosiddetto comitato dei cittadini, c'è anche qualcos'altro, qualcosa che sfugge al controllo". Adesso, quindi, non c'è più "la materia del contendere". Gli immigrati sono andati via. E si ricomincerà. Nel campo della Rognetta presto arriveranno le ruspe per costruire la prima piazza con area mercato della zona, si spiega in Comune. E l'amministrazione di Gioia Tauro sarà invitata a tenere sotto controllo gli edifici dell'ex Opera Sila. Don Pino Demasi, che per tutto il giorno ha detto agli immigrati "andate via, perché qui non è sicuro", e ha dato una apporto sostanziale a tenere in piedi il sistema di sicurezza messo in piedi, sottolinea: "I colpi ad aria compressa sono stati una azione dimostrativa. Chi voleva fare non ha cercato il morto. La malavita adesso che farà? Cambia investimento. Si concentra su altri disperati". Braccianti dalla Bulgaria e dalla Bielorussia, operai dall'Ucraina e dalla Romania, sono già dentro le case in affito a 100 euro al mese, disseminate in mezzo agli agrumeti. Gli immigrati portati nel centro di accoglienza di Crotone sono 428, a Bari ne sono stati trasferiti 269. I dati sono stati resi noti dalla Questura di Reggio Calabria. Mentre continuano le operazioni nella zona di Rizziconi, vicino Rosarno. Gli extracomunitari che hanno fatto ricorso a cure mediche, nelle strutture di Gioia Tauro, Polistena e Reggio, sono complessivamente 21. Otto di questi restano ancora ricoverati, si spiega, ma non sono da considerarsi in pericolo di vita. Nell'arco dei tre giorni di scontri sono stati feriti 14 persone italiane, 10 poliziotti e 8 carabinieri.

Red

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