Martedì 01 Dicembre 2009

Mafia/ Fini:Legge su pentiti non da cambiare, pm accertino fatti

Roma, 1 dic. (Apcom) - La legge sui pentiti "va benissimo così" ed è compito dei giudici accertare "con onestà intellettuale" che "non ci sia solo la dichiarazione, ma i fatti". Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dallo studio di `Porta a porta' entra nel cuore del problema che in questi giorni sta agitando la maggioranza e che ancora due giorni fa spingeva il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a tuonare contro "l'attacco ignobile" in atto nei suoi confronti: le parole di Gasparre Spatuzza che lo associano alla mafia alla fase stragista del '93. La terza carica dello Stato sa bene che in queste ore la credibilità e l'uso dei collaboratori di giustizia è finito sotto la lente di ingrandimento della politica, che l'argomento è al centro dell'ennesima polemica tra maggioranza e opposizione. Il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, per esempio si chiede se i giudici non abbiano violato la legge consentendo a Spatuzza di fare `rivelazioni' oltre il limite dei sei mesi previsti. Anche il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, sottolinea che "i conti non tornano" nel racconto del pentito. Parole che innescano un botta e risposta tra il partito di maggioranza e l'opposizione. Visto il clima, ben si può comprendere il peso specifico delle parole del presidente della Camera. Prima di tutto Fini ricorda e `promuove' quel `tetto' di sei mesi a cui i pentiti devono essere sottoposti. Poi, però, concentra la sua attenzione sul punto che più gli sta a cuore: la necessità che i fatti vengano verificati da parte dei giudici. "Tutto - sottolinea - deve essere affidato e garantito dallo scrupolo, dalla professionalità e dall'onestà intellettuale della magistratura che è chiamata ad avvalersi delle testimonianze dei pentiti, ma poi deve verificare con grande rigore che tutto quello che viene detto abbia una serie di riscontri oggettivi". Non solo. La terza carica dello stato boccia la proposta lanciata ieri da senatore Dell'Utri di modificare il 41 bis ricordando per la verità che l'ipotesi non aveva avuto nessun avallo neanche dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, né dall'avvocato del premier, Niccolò Ghedini.

Bac/Kat

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