Giovedì 19 Novembre 2009

Immigrati/ Scontro aperto Bossi-Fini su legge'cittadinanza-breve'

Roma, 19 nov. (Apcom) - Gli immigrati stanno al centrodestra come l'Afghanistan e le basi militari al centrosinistra nella scorsa legislatura? Ogni maggioranza parlamentare ha i suoi punti critici e ora lo scontro a distanza tra il leader della Lega Umberto Bossi e il presidente della Camera Gianfranco Fini avvalora l'impressione che le politiche per l'immigrazione siano quello del centrodestra più ancora della giustizia. Il casus belli ha origine nella proposta bipartisan di Veltroni, firmata da oltre cento parlamentari dei diversi schieramenti, che prevede il riconoscimento del diritto di voto alle comunali ai "cittadini di uno Stato straniero non membro dell'Unione europea" e agli "apolidi", purché risiedano in Italia da almeno 5 anni con regolare permesso di soggiorno. Potranno anche candidarsi a consigliere comunale o di circoscrizione. Bossi non apprezza per niente e tuona: "Gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c'è lavoro nemmeno per noi". Ma Fini approfitta di un dibattito sulla riforma del diritto di cittadinanza per gli stranieri per rilanciare: "Si può liquidare tutto con la battuta 'lasciamoli a casa' o con l'anatema ma non risolve il problema perché gli immigrati ci sono e ce ne saranno sempre di più". Perché non ci siano equivoci sul bersaglio al quale rivolge la sua polemica, Fini aggiunge che considera "schematico, rozzo, sbagliato contrapporre" le due facce della medaglia, "il buonismo al rigore. Sarebbe sbagliato dire che lavorare sull'integrazione significa non preoccuparci più del tema della legalità". Se Silvio Berlusconi aveva precisato di non avere politicamente "nulla da chiarire" con Fini, il Pd attacca: "La replica del presidente della Camera Fini alle gravi, crudeli e inaccettabili affermazioni di Umberto Bossi sugli immigrati ci conferma che, probabilmente, qualcosa da chiarire nella maggioranza c'è...", dice Anna Finocchiaro. In ogni caso, alla reazione secca di Bossi si somma quella non meno dura di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, che in una lunga dichiarazione censura pesantemente l'adesione di parlamentari del Pdl a una iniziativa bipartisan. "E' inaccettabile - commenta - che su un tema così delicato quale quello riguardante il tema della concessione del voto alle elezioni amministrative agli immigrati residenti in Italia da cinque anni alcuni colleghi appartenenti al gruppo del Pdl abbiano preso l'iniziativa di presentare un disegno di legge firmato con esponenti di tutti i gruppi dell'opposizione, senza che la presidenza del gruppo sia stata minimante interpellata e tenendo conto che questa proposta non è contenuta nel programma di governo". La materia, avverte Cicchitto, "non rientra in quelle riguardanti la bioetica, come il testamento biologico, sulle quali vige la libertà di coscienza", quindi, aggiunge, "invitiamo i coordinatori nazionali a convocare riunioni degli organismi statutari che discutano e decidano". Il capogruppo del Pdl, quasi a sottolineare la delicatezza del momento, si appella alla "continuità dell'opera di governo, l'unità del Pdl e l'omogeneità della maggioranza".

Red

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