BRUXELLES - "L'emergenza coronavirus è un'ecatombe per il mondo musicale. Speravamo che almeno il consumo della musica online potesse compensare, ma resta stabile, in alcuni casi è in flessione". Così Davide D'Atri in un'intervista durante il Forum ANSA. Concerti fermi e negozi di dischi chiusi, secondo D'Atri, avrebbero causato danni significativi al settore in questo periodo. " Meno 70% nella vendita dei dischi, meno 100% nei ricavi dai concerti, meno 100% dai piano bar e dagli esercizi commerciali che utilizzano musica di sottofondo, meno 25% dai proventi derivanti dalle radio e meno 40% dalle televisioni che pagano i diritti d'autore in base ai ricavi pubblicitari".

Dall'ascolto della musica da piattaforme web non arriva una risposta consolatoria per i musicisti. "I 200 brani top negli ascolti registrano comunque una flessione, da alcuni studi abbiamo capito che lo stare a casa non significa ascoltare più musica, che in realtà si sente più in movimento". Secondo l'Ad di Soundreef si registra un aumento nella richiesta di video on demand ma anche della pirateria dei film più che nella musica. "Per i film stiamo tornando a dei livelli allarmanti" ha spiegato. Rispetto alla diffusione della musica su piattaforme online "ci sono problemi che vanno risolti, ma le piattaforme sono state un'alternativa molto importante alla pirateria musicale" conclude D'Atri.

 

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