«Quante soddisfazioni alla Ferrari»
Matteo Togninalli, terzo da sinistra, assieme agli amici alla sede del Sondrio Rugby (Foto by foto Gianatti)

«Quante soddisfazioni alla Ferrari»

Matteo Togninalli, valtellinese, è il responsabile degli ingegneri di pista della casa di Maranello. «Siamo solo in tre al mondo a ricoprire questo ruolo e le pressioni sono tante, ma vogliamo tornare al vertice».

«Nel 2007 Luca di Montezemolo mi diede l’aut aut: “O arrivi da noi In Ferrari o resti nel Centro Ricerche Fiat”(da due anni era anche consulente della casa di Maranello, ndr). Io non ho avuto dubbi, anche perché realizzavo un mio sogno e la mia storia è incominciata da lì».

Chi parla è Matteo Togninalli, classe 1977, altezza 1,88, da un anno e mezzo responsabile degli ingegneri di pista dell’auto più famosa del mondo, la Ferrari. Lo abbiamo strappato per qualche minuto dalla tavolata allestita nella Casa del Rugby, con un menu che comprendeva pizzoccheri, sciatt, vino Sassella Sassi Solivi di Triasso bisciöla e panettone, per fargli qualche domanda.

Dapprima non ci allontaniamo dal tema del cibo. Ma come ve la cavate con l’alimentazione? «Non possiamo lamentarci, nelle trasferte europee un Tir trasporta la cucina del team e abbiamo a disposizione i nostri cuochi. Naturalmente, possiamo pranzare con calma solo dopo che le prove e le corse sono terminate. Negli altri continenti, per il trasporto della cucina, affittiamo un mezzo».

Banale chiedergli come si trova in un posto che è invidiato da molti, ma noi glielo domandiamo comunque. «Faccio il lavoro che mi piace – continua –, di sicuro è una professione molto impegnativa. La Ferrari ha un nome, una storia, le pressioni non mancano e la tensione è alta. Ma va bene così».

Togninalli, con dieci mesi di gare, sale poco in Valtellina, ma sotto Natale il ritorno a casa è imprescindibile. «È un importante periodo di relax, posso finalmente stare per qualche giorno con i miei genitori e confesso che, mentre nel periodo di lavoro, dormo assai poco, qui ho la possibilità di smaltire almeno qualche arretrato». A questo punto interviene suo padre Aldo: «Una cosa è certa, io e mia moglie lo vediamo più in televisione che a casa, ma abbiamo, in un certo senso, risolto il problema. Quando non è in giro, scendiamo qualche giorno a trovarlo e non manca mai l’appuntamento telefonico quotidiano».

Matteo, quali sono state le maggiori soddisfazioni di questi anni? «La prima è senz’altro quella di aver raggiunto questa posizione: nel mondo della formula uno ho come colleghi solo gli ingegneri responsabili della Mercedes e della Red Bull. Un’altra grande soddisfazione, questa ripetibile, è il raggiungimento del primo e del secondo posto dei nostri colori nelle qualifiche: significa che abbiamo svolto al meglio il nostro lavoro. La gara è un’altra storia e intervengono altri fattori, che non sono sotto il nostro controllo».

Le corse sono finite, quanto durerà la vacanza? «Non molto. Il 4 gennaio ritorno a Maranello, ma, prima di ricominciare i Gran Premi bisogna pensare alle scelte organizzative. Il 2017 è stato abbastanza buono, è chiaro che la nostra speranza, per l’anno entrante, è quella di riportare al vertice uno dei nostri piloti».

La breve intervista è quasi finita: in sei si schierano per la foto ricordo (ma la tavolata era di oltre venti persone): sono i Togninalli, più Donato Ruttico (ex ferroviere come il padre di Matteo) e ora produttore del “Sassi Solivi”, e i cuochi Tiziana Meraviglia e “Dante”, uno degli “chef” del Rugby Sondrio: tutti esibiscono un grembiule rosso con lo stemma della Ferrari.

Dimenticavamo di dire che Togninalli è nato a Polaggia di Berbenno, coma Arianna Fontana. Naturalmente, ci conosciamo e l’ammiro. «Quando lavoravo a Torino, al Centro Ricerche, l’ho vista in gara alle Olimpiadi del 2006», precisa Matteo. Due sportivi di alto livello, dunque, arrivano dalla piccola frazione di Polaggia. «E io posso aggiungere qualcosa di curioso - interviene ancora papà Togninalli -: la bisnonna di Matteo e il bisnonno di Arianna erano fratelli». C’è dunque un filo, anche se sottile, che lega due storie sportive, molto diverse, ma entrambe di alto livello.


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