La cordata “svizzera”  allo scoperto su Cantù
Il pubblico di Cantù attende di sapere cosa accadrà (Foto by Carlo Pozzoni)

La cordata “svizzera”

allo scoperto su Cantù

Parla uno dei leader Luca Rivelli: «Abbiamo parlato con Gerasimenko, riteniamo di avere un progetto competitivo»

Incontri, riunioni, trattative. È stata l’ennesima giornata convulsa per la Pallacanestro Cantù, senza contare poi il “caso Udanoh”. Una giornata di full immersion per la dirigenza, impegnata sul tavolo delle trattative per la cessione della società alla cordata americana.

Trattative andate avanti fino a tarda sera (direttamente tra Gerasimenko e la cordata) e che potrebbero portare un po’ di luce dopo la nebbia di questi giorni e l’atteso, ma puntualmente mancato, annuncio della vendita della società. Americani in pole? Di sicuro.

Tutto questo accadeva, però, mentre il fronte “svizzero” della trattativa decideva di uscire allo scoperto. Virgolette necessarie, perché in realtà si tratta di un gruppo di manager di una società con sede a Lugano, ma composta in gran parte da soci italiani. Tra cui quello che ha deciso di rivelare a che livello sia arrivata la trattativa e di puntualizzare alcune questioni.

È il milanese Luca Rivelli, 46 anni, il portavoce. Il primo a metterci la faccia: «Vorrei solo far sapere, a nome delle persone che rappresento, che il nostro gruppo in questo momento non è un ostacolo alla trattativa per la cessione della Pallacanestro Cantù, ma è del tutto e a pieno titolo una parte in causa, un “competitor”. Perché noi un’offerta, anzi più di una, l’abbiamo fatta ma ora abbiamo inserito una clausola: se davvero esiste un’offerta alternativa di questo gruppo americano, ammesso che esista, vogliamo vederla per poter eventualmente rimodulare la nostra proposta».

Un intervento che, per Rivelli, era necessario fare: «Si sta leggendo un po’ di tutto in questi giorni e la sensazione è che non tutto sia chiaro. Noi abbiamo incontrato Mauri e Popov. Gerasimenko? Smentiamo che sia legato alla nostra cordata: l’abbiamo visto e abbiamo parlato con lui una sola volta via Skype».

E di cosa si è parlato? «Di tutto. A tutti i nostri interlocutori abbiamo spiegato, per filo e per segno, passo dopo passo, quello che abbiamo intenzione di fare con la Pallacanestro Cantù, i progetti che abbiamo per lo sviluppo del club e come intendiamo realizzarli. Cose concrete».


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