“Filosofia” basket Cantù   La miglior difesa è l’attacco
Chappell in azione al PalaBanco Desio

“Filosofia” basket Cantù

La miglior difesa è l’attacco

La media punti subiti stagionale dice che uno degli aspetti da correggere è nella fase di opposizione. Ma coach Sodini ha già in mente cosa fare

Red October Cantù, c’è qualcosa da fare in difesa per raggiungere i playoff. I freddi numeri, che dicono molto ma non tutto, inchiodano Cantù. Relegandola di fatto all’ultimo posto nella classifica dei punti subìti con 88.2 di media. Il dato – diciamolo subito – è controbilanciato da un più che eccellente primo posto nella media dei punti realizzati, ben 87. A conti fatti e senza addentrarsi troppo in percentuali e calcoli – prima in attacco, ultima in difesa – la Red October sta esattamente dove deve stare: a metà classifica.

Scindendo ulteriormente il dato – per andare al volo al nodo della questione -, emerge che Cantù, in casa, segna come nessun altro (anche allargando il dato agli ultimi cinque anni) con 92.87 punti di media totalizzati quando gioca al “PalaBancoDesio”, subendone 84.7. Tanti, anche in questo caso, ma assolutamente bilanciati dallo stupefacente rendimento offensivo. Il problema, semmai, sono le trasferte. Dove, a fronte di un attacco comunque produttivo (81.4), Cantù subisce 91.7 punti a partita. In sostanza, l’attacco fuori casa – a differenza di quanto avviene a Desio – non riesce a compensare i problemi in difesa. I motivi? Le trasferte sono di per sé partite più difficili (e Cantù fuori casa ha vinto solo 3 partite, mentre in casa sono 9), inoltre tra i giocatori della Red October si annidano sicuramente più attaccanti letali che tenaci difensori. Sodini, che dopo Brescia aveva posto l’accento sulle pecche della difesa, torna a commentare le statistiche: «L’analisi non è immediata, né semplice. La nostra è una squadra che ha determinate caratteristiche. Per natura, alziamo i possessi di tutte le squadre: è anche per questo motivo che le nostre medie si alzano e i numeri diventano poco probanti».

Certo è che per cercare la qualificazione ai playoff, qualcosa va fatto soprattutto in trasferta: «A 32 punti c’è la zona playoff ed è chiaro che servirà qualche colpo fuori casa. Giunti a questo punto, non è che si possa inventare chissà che per la difesa: la ricetta, considerato come siamo fatti, sarebbe segnare di più, per cercare di avvicinare il dato dei punti realizzati in casa. Quindi, credo che l’arma giusta sia cavalcare la nostra grande forza in attacco per provare a vincere di più».

È pur vero che c’è trasferta e trasferta: «Vorrei infatti anche che ci fosse equilibrio nelle valutazioni: le ultime due partite fuori casa sono state a Venezia e a Brescia, quindi contro due grandi squadre, in palazzetti dove vincere non è facile per nessuno. Sì, Brescia compresa perché quest’anno non è mai scesa sotto il quarto posto. Ammetto che qualche colpa ce l’abbiamo pure noi in queste sconfitte, ma credo che i numeri non bastino a inquadrare la situazione».

Chiaro che aver alzato l’asticella degli obiettivi aumenta anche le aspettative della piazza: «Ma noi siamo sempre gli stessi, quelli che tutti indicavano come la sedicesima squadra di serie A… Il nostro obiettivo era salvarci e domenica a Brescia, nonostante la sconfitta, ci siamo salvati matematicamente».

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