Di Nunno shock allo stadio: «Avevate una squadra in fallimento, ora state vedendo la serie B. Meritate la terza categoria»

Ennesima sconfitta per i blucelesti contro il Palermo. La partita è stata meno negativa rispetto alle ultime dieci ed il Lecco meritava almeno il pareggio ma il prologo con il presidente intervenuto dai megafoni del Rigamonti Ceppi ed il post partita senza un uomo della società in sala stampa hanno fatto capire bene che un ciclo è ormai finito

Non basta la buona volontà quando entri in campo con un prologo-pantomima come quello che Paolo Leonardo Di Nunno ha offerto al basito tifo bluceleste. Poco prima che le squadre scendano in campo pronuncia un discorso davvero inatteso. «Se viene buttata una sola bomba (petardo, n.d.r.) in campo io lascio Lecco. Ok? Se mi fate finire (di parlare, n.d.r.) bene altrimenti se volete parlare voi, parlate. Avevate una squadra in fallimento, ora state vedendo la serie B. Meritate la terza categoria. Mi dispiace ma domani vedrete la squadra in tribunale. Domani ci sentiamo…». Peggio di così non si potrebbe fare. Imbarazzante. E di sicuro, anche se non ha influito per fortuna sul morale della squadra, ha influito sul morale del popolo bluceleste, una volta di più preso in giro e insultato da questo intervento fuori luogo e senza giustificazione alcuna. Poi ci si chiede come si possa essere a questo livello di classifica. Domani, probabilmente, la società comunicherà il da farsi, ma oggi si è passato il limite. Anche in sala stampa dopo la partita l’impressione è stata quella del «si salvi chi può». Fuori contestazione feroce, con tanto di distacco per due volte durante la conferenza stampa, della luce (probabilmente da fuori lo stadio). E nessun uomo della società apparso a spiegare, giustificare, tamponare. Neanche l’addetto stampa. Tutti scomparsi, il che la dice lunga sul clima di abbandono e distacco dalla realtà che la società pare aver inaugurato con la partita di oggi.

La partita, paradossalmente, è stata la meno peggio delle ultime dieci: un Lecco che avrebbe meritato quanto meno il pareggio. Una squadra finalmente «corta», con tante occasioni da rete e che ha subito una sola azione da gol, purtroppo quella decisiva. Che sia oramai psicosi, quella sui calci d’angolo, è un dato di fatto. Ma restano il colpo di testa bellissimo di Inglese parato miracolosamente da Pigliacelli e la serpentina di Degli Innocenti nella ripresa, che non si sa come ha poi tirato fuori il pallone del pari. Mettici anche un colpo di testa da solo di Salcedo che ha sprecato, lui, un’altra chance per il pari e tantissimi cross o azioni con i crismi della pericolosità e non viene in mente altro che il vecchio adagio: «Piove sempre sul bagnato». Unico vincitore il tifo del Lecco: dopo i 15’ di sciopero della Curva Nord, il tifo è stato incessante, come la contestazione soprattutto verso Di Nunno e la dirigenza. Ma un tifo comunque corretto, mai sopra le righe. Una contestazione dignitosa contro una società che ha perso completamente la briglia.

La sensazione, netta, è che sia finito un ciclo, ma nel peggiore dei modi. Senza rispetto per la piazza, per la stessa meritata promozione del 18 giugno scorso, e senza alcuna idea di programmazione per il futuro. Il Lecco da oggi non è soltanto sempre più ultimo in classifica, ma sempre più solo anche a livello di assetto societario. Se c’è qualcuno la fuori, che batta un colpo. Dal vociferato impegno di Galperti in poi, cercansi persone serie. Retrocedere si può. Ma il popolo bluceleste merita un’altra società, un’altra idea di professionismo, un’altra spinta morale.

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