Deborah Compagnoni,   un mito che si racconta
Un momento della serata di Valfurva

Deborah Compagnoni,

un mito che si racconta

Giovedì sera la campionessa ha ricordato tanti particolari poco noti della sua grande carriera

La Valfurva ha tifato per lei esaltandosi per i successi che l’hanno resa una leggenda dello sport, ora in vista dell’appuntamento a cinque cerchi del 2026 è Deborah Compagnoni a tifare per la sua vallata che vuole ospitare le prime gare di sci alpinismo nella storia della manifestazione.

Lo ha detto nella serata che si è svolta nella palestra di Sant’Antonio:«Questa è una terra di tanti campioni dello sci alpinismo che si sono allenati qua, la zona è adatta. C’è una grande tradizione e sarebbe ancora più bello se le gare si svolgessero qui».

Insomma, per Debby la sua Valfurva ha tutte le carte in regola. Ovviamente il suo status di ambassador di Milano Cortina 2026 le impone diplomazia e alla domanda su come stiano procedendo i lavori in Valtellina verso l’evento risponde solo: «Sono domande da fare al comitato organizzatore».

Ma ci sono anche Olimpiadi in corso. Quel Tamberi che ha vinto dopo un infortunio gravissimo ha ricordato i successi di Deborah, capace di risorgere dopo ogni sgambetto della sfortuna: «Negli infortuni trovi anche motivazioni nuove. Spesso mi dicono che se non avessi avuto gli infortuni avrei potuto vincere di più. Sinceramente non lo so, perché senza infortuni sarei stata una Deborah diversa. Ad esempio le tavolette che ho usato nella rieducazione degli infortuni alle ginocchia mi hanno permesso di migliorare la sensibilità ai piedi e l’equilibrio,che nello sci sono qualità importanti quanto la forza».

«Anche Tamberi, portando il gesso a bordo pista, ha testimoniato che il suo successo è arrivato dalla sofferenza passata. Ma non sono solo gli infortuni a condizionare la carriera di un’atleta, ci sono periodi bui nei quali non arriva il risulto e non si cosa fare»

Se le ginocchia fragili sono state il suo tallone di Achille, è stato altro problema a mettere in forse la sua carriera: «A 18 anni mi hanno operato d’urgenza all'intestino . Dopo l’intervento non riuscivo neppure a camminare e ho temuto che la mia carriera non potesse proseguire. Mi sono posta obiettivi quotidiani: ogni giorno sono migliorata e in quell’anno - era il 1998- con pochissimo allenamento ho vinto lo slalom gigante nei campionati italiani di marzo. Per le ginocchia invece sono stata parecchio tempo in Francia dove erano all’avanguardia».

«C’erano delle vere e proprie gabbie nelle quali facevano sette ore di rieducazione al giorno. La clinica era il punto di riferimento anche per altri atleti italiani, ma non solo. C’era con me la mia amica Stefania Melotto (ora titolare di un bar a Bormio), anche lei alle prese con la rieducazione, che nelle categorie inferiore mi batteva sempre. Visto che la nostra dieta prevedeva riso, pesce lesso e cus- cus, ci siamo fatte dare una cucina e grazie a dei ragazzi meridionali che facevano dei bei sughetti, siamo pure aumentate di peso . Ne ho pure approfittato anche per imparare il francese».

Il Comune di Valfurva l’ha omaggiata con la maglia vintage dello sci club Santa Caterina, emozionato il vice sindaco Luca Bellotti: «Siamo un paese piccolo ma abbiamo grandi campioni.È stato un onore essere rappresentati nel mondo da te».


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