L’Istituto di sanità: non ha ingredienti più tossici di altri alimenti
L’Istituto di Sanità “assolve” l’olio di palma

L’Istituto di sanità: non ha ingredienti più tossici di altri alimenti

Uno dei più recenti “pericoli pubblici “della salute potrebbe alla fine non rivelarsi così letale facendo sì che sia depotenziata una delle più diffuse convinzioni sui cibi poco salubri. Ad essere assolto parzialmente è l’olio di palma all’interno del quale non è contenuto un ingrediente specifico particolarmente tossico che non si trovi in altri alimenti simili, ma è la concentrazione di grassi saturi presenti a far sì che vada utilizzato con cautela. In Italia infatti, sia adulti che bambini assumono più acidi grassi di quanto raccomandato. Questo in sintesi il

Ed esprimere questo parere è l’Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato sul sito del Ministero della Salute. «La letteratura scientifica - scrive l’Iss - non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute, ma riconduce questi ultimi al suo elevato contenuto di acidi grassi saturi rispetto ad altri grassi alimentari».

Proprio l’eccesso di grassi saturi infatti «ha effetti negativi sulla salute, in particolare, un aumento del rischio di patologie cardiovascolari».

Largamente impiegato nell’industria alimentare per i suoi bassi costi, l’olio di palma rappresenta «una rilevante fonte di acidi grassi saturi», tanto che ne è composto per ben il 50%, ovvero in «quantità superiore alla maggior parte degli altri grassi usati in alimentazione, quali olio di semi di girasole, olio di soia e margarine vegetali». Inoltre, oltre a quelli contenuti nell’olio di palma, assumiamo quotidianamente acidi grassi saturi attraverso il consumo di alimenti che li contengono naturalmente, come latte e derivati, uova e carne. Il problema quindi è l’accumulo, visto che organismi sanitari nazionali e internazionali ne «raccomandano livelli di assunzione non superiori al 10% delle calorie totali». Dalle rilevazioni Iss è emerso invece che tra gli italiani adulti il consumo è dell’11,2% e «anche nei bambini tra i 3 e i 10 anni risulta superiore all’obiettivo del 10%».


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