Venerdì 11 Marzo 2011

Aurore boreali
L'alternativa

Partire per vedere le aurore boreali è come giocare un terno al lotto. Per farlo o si è portati alle sfide nella vita in generale, oppure si è ben informati e si ha abbastanza studiato prima di fissare un volo per questo obiettivo. Oppure ancora si è tendenzialmente cacciatori pur senza avere mai imbracciato un fucile. Insomma bisogna essere quel tipo di persona che quando è stata toccata da una idea non molla l'osso, dovessero passare anni tenendolo in bocca.

Con questi presupposti sono partita per Yellowknife, Canada, Territori del Nord Ovest, come spinta da una urgenza, proprio poche settimane fa. L'urgenza erano le aurore sopra il cielo di Yellowknife. Infatti già due anni non vedevo più aurore o ormai mi mancavano davvero, perché un'aurora quando la vedi ti si pianta nella testa e nel cuore, soprattutto se la prima volta l'hai assaporata fino in fondo senza vani tentativi di fotografarla. Yellowknife è un posto così lontano che in genere non sta nei pensieri dei viaggiatori, nemmeno dei più incalliti.

Otto fusi orari dall'Italia, poco al di sotto del Circolo Polare Artico, a 1.500 km dalla città canadese più vicina, che è Edmonton più a sud. In un territorio - anzi nei Territori del Nord Ovest - ampio quasi un milione e mezzo di chilometri quadrati (come dire l'equivalente di Francia, Italia e Spagna insieme), dove vivono soltanto 42.000 anime, per quasi la metà concentrate a Yellowknife e per il resto ben alla larga le une dalle altre, meglio dire disperse in microvillaggi distanziati centinaia di km.

Anime per oltre la metà ex anglosassoni, e il resto indiani e inuit. Lontana e appartata dunque YK come una carta «scartata» sul tavolo da gioco. Non esisteva fino a settantacinque anni fa quando è stata tirata su per esigenze logistiche dei cercatori d'oro e subito dopo dei cercatori di diamanti. Sia gli uni che gli altri gratificati da abbondante raccolto se è vero che da quattro baracche o poco più, oggi in pochi decenni si è costruito in grande scala e si parla addirittura di skyline di YK, come se fosse una porzione di Manhattan.

D'altronde con ben cinque lingue ufficiali (dunque città cosmopolita) e palazzotti di otto/dieci piani questo agglomerato così lontano è diventato a buon titolo la capitale dei Territori del Nord Ovest (ripetiamo un bocconcino che vale come Francia, Italia e Spagna insieme e che ha tanti diamanti da far invidia al Sud Africa).

È qui il denaro insomma (non per nulla è chiamata Somba K'e in lingua Dogrib, che significa proprio: Il-posto-del-danaro) ed è qui che si vedono le splendide, indimenticabili aurore. Un fenomeno del cielo questo, di quella parte di atmosfera dove i venti solari incontrano atomi e molecole di ossigeno e di azoto, le eccitano e fanno sì che questi diventino fotoni, ossia emettano luce. Che non è quella continua dello spettro solare, ma è una luce speciale fatta di linee e bande inframezzate da linee e bande nere.

L'effetto è quello di archi, tendine, drappeggi, raggi, pulsazioni di intensità variabile nei colori del verde per lo più, talvolta con bordi purpurei, ma anche arancio, giallo, rosso. Lo spettacolo va in onda in prima serata, o nelle ore intorno a mezzanotte, o ancora verso tra le due del mattino. Ci sono monitoraggi dell'attività geomagnetica che permettono agli esperti di divulgare «previsioni delle aurore» proprio come si fa col tempo atmosferico, quello che tutte le sere ci aiuta a programmare le settimane sulla neve, i viaggi di piacere, le uscite brevi.

Dunque per sapere «che aurora fa» e dove basta ricorrere ad internet e digitare per es. «aurora forecast Yellowknife». Oppure «Aurora Village Yellowknife» che è la base logistica ottimamente organizzata, a 25 km da Yellowknife, dove il buio della notte è perfetto, le sette tende «tepee» con la stufa accesa sono aperte fino alle due del mattino, il pulmino riscaldato è pronto a riportare in città i «cacciatori di aurore» a mezzanotte e mezza o alle due appunto.

Possono fare anche -40° C e oltre di temperatura con il fattore wind chill (vale a dire che il mercurio nel termometro segnerà forse intorno ai -30° ma il freddo che si sente è pari a -40°). Per non congelare in piedi occorre dunque attrezzarsi con parka molto isolanti (Canada Goose è la «divisa» giusta), guanti lunghi e a manopola, soprapantaloni antivento, berretto di pelo.

Tutti i capi di vestiario devono essere giusti, basta sbagliarne uno e il gelo ti prende e ti fa impazzire. Si impara comunque a sopravvivere e a resistere dignitosamente in Artico, come si impara a fotografare le aurore, anche senza essere professionisti. Vale la pena allora rischiare, soffrire e spendere per le aurore? Assolutamente sì.

È solo un alto grado di non-conoscenza (detta pure «ignoranza») del fenomeno che ce ne tiene lontani, altrimenti i dovrebbe concludere che i giapponesi, i cinesi e i coreani di ogni età - che accorrono a frotte e si stendono perfino sulla neve di notte a sognare sotto le aurore, come i vacanzieri nostrani sulle spiagge romagnole - sono più bravi e più furbi di noi?

Ada Grilli

COME ORGANIZZARE IL VIAGGIO
Il periodo in cui «andare per aurore» è tra novembre e aprile, in particolare proprio tra 2011 e 2013, causa più intensa attività solare. Per volare a YK da Edmonton, o Calgary o Vancouver: www.firstair.ca . Per organizzare il pernotto e le attività in loco e nei dintorni: http://www.northernfrontier.com . Per prenotare un posto alla base logistica e nel pulmino riscaldati, in modo da portare a casa la pelle ogni sera e vedere le previsioni: www.auroravillage.com . Per pernottare in una struttura con camere gigantesche: www.yellowknifeinn.com (in centro), oppure www.coasthotels.com (meno in centro ma con appartamenti super). Consiglio: evitare lo stopover a Edmonton, preferire piuttosto Calgary. Varie compagnie volano in Canada dall'Europa (Francoforte o Londra) a prezzi più o meno equivalenti.

m.sanfilippo

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