Lunedì 27 Settembre 2010

Cambi: esce «Grinderman 2»
Nick Cave ritrova grinta e band

COMO Cos'è successo a Nick Cave? Se lo sono chiesto in molti quando l'ex enfant terrible di Warracknabeal, Victoria, Australia, un tempo scosso dai livori punk dei Boys Next Door, poi tramutatisi negli abrasivi Birthday Party prima di piantare i Bad Seeds, i “semi cattivi” che hanno, peraltro germogliato piante  robustissime, quando ha dichiarato qualcosa come «adesso mi alzo la mattina, porto i bambini a scuola, vado in ufficio, scrivo una canzone, torno a casa, faccio da mangiare...». Ma non scherziamo! Ma non Nick Cave, non quello che soffriva gli spasmi dell'astinenza da una donna quasi più di quelli che gli dettava ben altra eroina, contorcendosi dalla disperazione mentre la sentiva entrare in un altro appartamento, da lei all'eternità, forse per ucciderla, anni dopo, sul greto di un fiume «perché tutta la bellezza deve morire», la sua rosa selvaggia per sempre lontana. Non quello che avrebbe venduto l'anima al diavolo come un bluesman d'altri tempi, come Blind Lemon Jefferson, John Lee Hooker, Muddy Waters, o forse come Elvis che sopravvisse al gemello, morto durante il parto nella tempesta di Tupelo, morto perché l'altro potesse sopravvivere e diventare The King (e se Nick, “King Ink”, il re inchiostro, avesse incontrato davvero Belzebù questi, con tutta probabilità, non avrebbe accettato la sua merce di scambio, «Quest'anima è troppo usata»). No, l'uomo che aspettava l'esecuzione sulla sedia della misericordia, occhio per occhio, dente per dente, non poteva essersi trasformato in un mediocre impiegato della canzonetta.
Eppure... Eppure, ad ascoltare gli ultimi dischi, sembrava proprio che le cose fossero andate così. Il sublime era stato toccato da The boatman's call ma, nei dieci anni seguenti, prima si è abbandonato ai languori eccessivi di No more shall we part (zeppo di ballate stupende, peraltro), poi Nocturama e il doppio Abattoir blues / The lyre of Orpheus mostravano un talento che si stava inaridendo come le coste australiane incalzate dal deserto. Quindi, c'era la necessità di una svolta che, per Cave, passava attraverso un paio di... baffoni da fuorilegge ottocentesco.
Una nuova band con vecchi musicisti visto che Warren Ellis, Martyn P. Casey e Jim Sclavunos militano anche nei Bad Seeds. E allora dove sta l'inghippo? È tutta una questione di atteggiamento: dimenticato il “compositore a cottimo”, Nick non è il leader di una band (anzi, nell'altro caso lui è un solista accompagnato da un gruppo) bensì primo inter pares. I testi, naturalmente, sono tutti suoi, chi potrebbe scriverli meglio di lui, ma le musiche nascono da jam collettive, anzi, per una volta sono le parole a doversi adattare alle note e ai suoni e non viceversa. Il primo disco, Grinderman naturalmente, ha fatto parlare di un ritorno alle atmosfere dei Birthday Party anche se, in realtà, l'impressione generale è più vicina ai primissimi frutti dei Bad Seeds, The firstborn is dead, soprattutto. Oggi esce Grinderman 2 e in mezzo c'è stata un'altra rivoluzione perché dopo avere perso un elemento fondamentale del sound della band principale, il rumorologo Blixa Bargeld, Cave ha visto sfilarsi anche l'amico d'infanzia Mick Harvey che lo aveva accompagnato in tutte le avventure eccetto questa. Il nuovo disco ha pochi fronzoli e molte frecce nel suo arco: nove canzoni molto dirette, spiccano Mickey Mouse and the Goodbye Man (con un titolo così spicca per forza), la quasi ipnotica Heathen child, il pop inatteso di Palace of Montezuma ma è tutto il disco a convincere. In concerto al Live Club di Trezzo d'Adda mercoledì 6 ottobre (biglietti a 34,50 euro, info www.liveclub.it).
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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