Lunedì 11 Gennaio 2010

Londra, capitale europea
anche del mangiar bene

Londra capitale europea del mangiare bene. Sembra un controsenso, perché tra i luoghi comuni più diffusi c'è anche quello che in Inghilterra si possano "gustare" solo fish&chips e hot dog per strada. Un luogo comune, che però deve essere assolutamente smentito. Anche se con le dovute "misure", stando attenti a non sbagliare la porta del ristorante e finire in qualche catena di cibo "mordi e fuggi" da poco conto, al posto di un locale all'avanguardia per la ricerca delle tecniche di cucina e delle materie prime.
Così si può unire un bel viaggio di qualche giorno alla scoperta sia della Londra storica, dei monumenti e degli imperdibili musei, sia della Londra gourmet, dove moltissimi grandi chef, assieme a giovani promesse della ristorazione, hanno deciso di confrontarsi con l'eterogenea clientela della capitale inglese.
Le due facce della medaglia, a Londra, si trovano separate giusto da pochi passi. A fianco di un ristorante rinomato, con una, due o anche tre stelle Michelin (che alla fine, in questo settore, sono sempre i riconoscimenti più ambiti), si può trovare qualche catena di bar, sushi preconfezionati, pizze, cibo thailandese o cinese da "ingrosso", piatti pronti, panini e quant'altro. Questi, evidentemente, per chi non ha la necessità di nutrirsi in fretta per la pausa pranzo o per altri motivi, sono locali da evitare, anche per non alimentare quel luogo comune - già ampiamente citato - della Londra "immangiabile".
A Londra, invece, si sono riuniti - per caso o per convenienza economica - alcuni tra i migliori chef provenienti da tutto il mondo, in particolare da Francia, Italia, Spagna e Oriente, proponendo, in una città dove non
esiste una forte tradizione culinaria, quelle che possono essere considerate tranquillamente tra le migliori espressioni della cucina internazionale.
Perché Londra è sempre un importante centro commerciale, dove si hanno a disposizione - senza alcuna fatica - le migliori materie prime provenienti da tutto il mondo, senza limitarsi esclusivamente ai soli prodotti regionali che, seppur buoni, non possono offrire tutte le varietà possibili di profumi, colori e sapori.
E così è nata la trasformazione enogastronomica di questa città: gli chef hanno potuto unire la loro professionalità a materie prime di qualità eccelsa, potendo anche svariare su mondi che prima non conoscevano. Una cucina di tradizione (non londinese, ma dei paesi di provenienza) unita alla ricerca, senza vincoli, con la possibilità di svariare e inventare: e i risultati non si sono fatti attendere. Così a Londra e attorno alla capitale le stelle (Michelin, ovviamente) sono fioccate.
Sperimentare come, prima di molti, ha fatto Heston Blumenthal, chef nato proprio a Londra nel 1966. Inglese, quindi non influenzato dalle tradizioni culinarie storiche europee, e autodidatta.
Parte da zero e pian piano osserva, studia, impara e sviluppa la sua filosofia di cucina. O meglio, la sua scienza. Perché Blumenthal, partendo da piatti semplici, porta avanti quella cucina molecolare che ora è diventata la vera bandiera del suo «Fat duck», a un'ora di auto dalla capitale.
D'altronde, si sa, si dice che Londra sia la città europea più moderna e aperta alle novità. Ma è anche una città che non dimentica le sue birre, i suoi pub, la sua cucina semplice di carne brasata o arrosto. Ed è una città splendida da visitare, da vivere camminando o utilizzando i mezzi pubblici.

r.foglia

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