Casa Manzoni fa il pieno  Ma è quella di Milano

Casa Manzoni fa il pieno

Ma è quella di Milano

Ci sono state lunghe code per l’inaugurazione della casa ristrutturata di Alessandro Manzoni. Questo ci fa ovviamente piacere ma ha un retrogusto amaro perché stiamo parlando della casa milanese di don Lisander e non della Villa al Caleotto a Lecco. Martedì sera nel capoluogo lombardo, la gente ha fatto disciplinatamente la fila dalle 18 alle 22.30 per vedere la casa ristrutturata dell’autore dei Promessi Sposi e questo ci dice quanto sia magnetico il nome e l’universo di questo personaggio.

Ma quanto accaduto a Milano ci conferma che a Lecco abbiamo perso tanto, troppo tempo per riaffermarela centralità e l’importanza. E’ vero che anche da noi i lavori di ristrutturazione della villa sono cominciati proprio in questi giorni, ma non era possibile cercare di collegarsi ai lavori milanesi e sfruttarne la ricaduta mediatica?

Non so se qualcuno ci ha mai pensato ma ormai è tardi, la realtà ci dice che il nostro rapporto col Manzoni è sempre stato controverso. Già aver pensato di distruggere il parco di Villa Manzoni per costruirci una scuola è stata un’idea assurda, quanto poi alla rivalutazione dei famosi luoghi manzoniani, veri o presunti che siano, siamo ancora al nastro di partenza.

Un’altra notizia che viene da Pasturo, sembra confermare la poca attenzione che abbiamo per il nostro Manzoni. Da settimana prossima, infatti, sarà disponibile una app sulla poetessa Antonia Pozzi; un percorso virtuale nei luoghi più cari alla giovane poetessa che il Comune di Pasturo ha potuto realizzare grazie ad un finanziamento regionale. Ora, nessuno vuole discutere la valenza poetica della Pozzi, ma perché lei ha una app e il Manzoni no? Non sarebbe il caso di darci una mossa e dar corpo a progetti ed idee che valorizzino come si deve colui che ha voluto ambientare la storia degli sposi promessi proprio dalle nostre parti?

Nell’ambito della rassegna «Lecco Città dei Promessi Sposi», che inizierà la prossima settimana, sarà presentato un lungo racconto di Stefano Motta intitolato «Il giorno in cui Manzoni se ne andò da piazza ***». Si parla della statua del Manzoni che, stufo di starsene immobile a guardare il traffico, decide di scendere dal suo piedistallo e di andarsene per il mondo. E’ probabilmente la metafora di quello che dovremmo fare anche noi, smettere di vedere il sant’uomo come un monumento e calarlo finalmente dentro la nostra realtà, rendendone così vivo il ricordo e attuale l’opera.

Certo, qualche segnale in merito c’è. L’ex assessore alla Cultura Michele Tavola ha lanciato felicemente il Manzoni Pop e l’attuale assessore, Simona Piazza, ha già ribadito più volte l’intenzione di ridare centralità a questa figura. L’inaugurazione del rinnovato Convento di Pescarenico e l’inizio dei lavori di ristrutturazione della Villa al Caleotto sono altri segnali incoraggianti ma non c’è più tempo da perdere.

Bisogna schiacciare l’acceleratore, altrimenti presto Brivio avrà una app su Cesare Cantù o Bellano una su Sigismondo Boldoni e noi continueremo a mangiarci il fegato

. Da parte nostra, come giornale, crediamo moltissimo nella centralità del Manzoni per lo sviluppo culturale e turistico della nostra città. Per questo, oggi, con La Provincia di Lecco, esce un inserto di quaranta pagine intitolato «Gusto Manzoni», che accompagnerà il mese dedicato ai Promessi Sposi, e siamo coinvolti in prima persona nell’organizzazione del «Premio Manzoni». L’arrivo a Lecco di un grande scrittore come Luis Sepulveda ci fa capire che grazie al nome del Manzoni nulla è impossibile.


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