Sabato 10 Ottobre 2009

Addio ad Aldo Buzzi,
scrittore cosmopolita

Il prossimo anno avrebbe raggiunto l’ambito traguardo del centenario, invece lo scrittore Aldo Buzzi se ne è andato, ieri mattina, a Milano, dove viveva da anni. La cultura lombarda perde uno dei suoi autori più eclettici, più cosmopoliti e più raffinati.
Aldo Buzzi era nato a Como nel 1910, da genitori che avevano origini valtellinesi, tant’è che uno dei suoi libri più belli e più noti si intitola appunto "Cechov a Sondrio". Da Como se ne è andato in tenera età, ma il suo rapporto con la città ritornava continuamente nei suoi libri, costruiti tra divagazioni erudite, aneddoti, grande senso dell’ironia, in uno stile che non aveva nulla di italiano, ma legava tutto il nuovo di una stagione di artisti sorprendenti quali Saul Steinberg, grande amico di Buzzi, di cui Adelphi ha pubblicato anche il lungo epistolario, e Bruno Munari, all’interno di un ripensamento ludico che guardava alla matrice di Carlo Dossi e di Gadda.
Laureato in architettura, ha lavorato molti anni nel cinema e dieci in una casa editrice. Tra le sue molte collaborazioni ve ne sono di prestigiose, quali quelle con le riviste "The New Yorker" e "The New York Review of Books". Un suo libro è stato tradotto in America. E non capita tutti i giorni ad uno scrittore italiano.
Ha sempre collaborato con piccoli e raffinati editori, quali le storiche edizioni di Vanni Scheiwiller, ma negli ultimi anni è stato scoperto anche dalle case editrici più importanti, da Adelphi, per l’epistolario con Saul Steinberg che restituisce una sorta di involontaria autobiografia intellettuale e poi da Ponte alle Grazie che ha riedito, nell’ultima versione voluta dallo scrittore, tutti i suoi libri, da "Parliamo d’altro" a "Cechov a Sondrio e altri viaggi" fino a "La lattuga di Boston" e "Stecchini da denti", comprese le rarità quali il "Taccuino dell’aiuto-regista". Alla casa editrice dicono «di essere onorati di avere avuto occasione di lavorare con un autore capace di esprimere, con dolcezza, acume e umanità, un mondo personale unico con uno stile ricco di ironia e intelligenza». Stimato da un grande del calibro di Giuseppe Pontiggia e da una serie di critici che in questi anni hanno rivalutato la sua opera che lo pone come una specie di "Flaiano di Lombardia", lascia a noi una grande lezione di libertà espressiva, oggi difficile da trovare nella letteratura e nella cultura italiana.

l.begalli

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