Si fa male: tre ore
per chiamare il 118

E’ il tempo trascorso dall’infortunio che domenica ha visto coinvolta una giovane canyonista bergamasca impegnata nella discesa della Val Pilotera alla chiamata alla centrale operativa - Come noto, infatti, in più punti la Val Bodengo e le valli laterali non sono coperte dal segnale della telefonia mobile

Si fa male: tre ore per chiamare il 118
Ancora un grosso rischio, con un epilogo che poteva diventare ben più drammatico. Tre ore dall’incidente all’allarme al 118. E’ il tempo trascorso dall’infortunio che domenica ha visto coinvolta una giovane canyonista bergamasca impegnata nella discesa della Val Pilotera alla chiamata alla centrale operativa del 118.
Come noto, infatti, in più punti la Val Bodengo e le valli laterali non sono coperte dal segnale della telefonia mobile. Poco dopo mezzogiorno, la ragazza è caduta su alcuni sassi mentre effettuava una discesa lungo il tracciato di canyoning che segue l’affluente del torrente Boggia. Il violento impatto con la roccia ha provocato la rottura di tibia e perone. L’infortunata è rimasta bloccata senza alcuna possibilità di scendere o di risalire fino al punto di partenza. Dai telefonini sono partite diverse chiamate dirette al 118, ma non è stato possibile contattare i sanitari a causa dell’assenza del servizio. Una persona è rimasta con la compagna ferita, duecento metri sotto la presa dell’Enel, mentre gli altri due componenti del gruppo sono scesi a valle seguendo l’itinerario della Val Pilotera, un tracciato segnalato, ma che non può contare sulle attrezzature presenti sul Boggia. Alle 15, dopo circa tre ore di attesa, i compagni dell’infortunata hanno raggiunto una zona coperta dal segnale e hanno chiamato con il telefonino la centrale del 118 di Sondrio.
Il Soccorso alpino di Chiavenna si è attivato e ha portato sul posto quindici uomini. E’ stato necessario predisporre una calata di duecento metri. La donna è stata portata sul sentiero che conduce all’Alpe Orlo. Successivamente è stata caricata su un’autoambulanza e trasportata all’ospedale di Chiavenna. «Fortunatamente le conseguenze non sono state drammatiche - rileva Giuseppe Cerfoglia, capostazione del Soccorso alpino di Chiavenna -, ma con questi tempi di attesa i rischi aumentano in maniera esponenziale».

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