Bianzone, il comitato
contesta tutto il piano cave

«È un fatto grave, ma non lo abbiamo voluto noi», dice Edj Polinelli. All'indomani della notizia che presto partiranno gli espropri dei terreni della piana del Ranèe a Bianzone per dare avvio ai lavori di scavo per aprire una cava di ghiaia e sabbia, il comitato non demorde

BIANZONE Stanno affilando le armi i componenti del comitato che, a fine mese, chiuderà la raccolta firme con una serata evento cui invitare anche esponenti della cultura. Forti delle firme raccolte (ora 1.500) farà ricorso alla Commissione europea non soltanto per la problematica di Bianzone, ma per l'intero piano cave della provincia di Sondrio.

«È un fatto grave, ma non lo abbiamo voluto noi», dice Edj Polinelli. All'indomani della notizia che presto partiranno gli espropri dei terreni della piana del Ranèe a Bianzone per dare avvio ai lavori di scavo per aprire una cava di ghiaia e sabbia, il comitato non demorde.

«La raccomandata è arrivata martedì ai proprietari - dice Polinelli -. Ora ci sono 60 giorni per ricorrere contro la determina del servizio cave della Provincia di Sondrio che ha approvato il progetto attuativo per l'attività estrattiva di sabbia e ghiaia presentato dalla ditta Carnazzola Camillo su una porzione dell'area, dichiarandone la "pubblica utilità" e delegando la ditta all'esercizio del potere di occupazione delle aree. Faranno ricorso i proprietari e lo faremo anche noi come comitato». Prima di arrivare concretamente agli espropri andrà sottoscritta la convenzione fra la ditta che caverà e il Comune di Bianzone in modo che vengano disciplinate le modalità dell'intervento, come la fidejussione per tutelare gli interessi della popolazione di Bianzone.

Toccherà all'amministrazione del sindaco Franca Pini firmarla e nel caso il Comune si rifiutasse la Provincia potrebbe sostituirsi. Quanto alle vie che il Comitato sta studiando per rivolgersi alla Comunità Europea tre le azioni possibili: un'interrogazione al Parlamento europeo, un ricorso alla Commissione europea e una petizione. Una non esclude l'altra.

«Valuteremo con i nostri contatti quale intraprendere o se tutte e tre - prosegue Polinelli -. Dopo il ricorso presentato alla Commissione Europea contro il piano cave della Provincia di Varese approvato nel 2008 senza Vas (la Valutazione ambientale strategica che manca anche a quello della Provincia di Sondrio), la Regione Lombardia nel 2013 ha deciso di avviare la Vas postuma per rimediare alla evidente illegittimità del piano stesso».

E conclude: «Anche per il piano cave della Provincia di Bergamo si sta decidendo allo stesso modo. Dal sito Sivas della Regione risulta che il procedimento di Vas è stato avviato anche per i piani cave delle seguenti province: Como, Lecco, Monza e Brianza, Cremona e Mantova».
Da questa considerazione giunge la domanda conclusiva: «Allora perché da noi no?».

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