Venerdì 10 Maggio 2013

Morbegno, amarezza al Tribunale
 I dipendenti attaccano i Comuni

MORBEGNO «Non c'è stata volontà degli enti pubblici di farsi carico del servizio: unendo le forze fra Morbegno e Chiavenna con un esborso di mille euro annui a Comune si riusciva a salvare tribunale e giudice di pace. Ora ci auguriamo che le sentenze in atto e la volontà politica di enti superiori riescano a salvare il salvabile, senza penalizzare il diritto a difendersi da parte dei cittadini». Il cancelliere di Morbegno, Bruno Lanzini, si fa portavoce del disagio di chi lavora nella sezione distaccata del tribunale di Sondrio a Morbegno e all'istituto del giudice di pace in Bassa Valle.


La notizia dello spostamento definitivo delle due sedi (quella del tribunale il 14 settembre e del giudice di Pace il prossimo anno) è stata accolta con rammarico dai dipendenti che operano nello stabile che si affaccia sul Bitto, «non tanto per noi - dice Lanzini - quanto per i disagi che inevitabilmente patiranno i cittadini: quanti di loro se residenti nelle vallate laterali o a Chiavenna valutando i costi dello spostamento a Sondrio decideranno di fare valere i propri diritti?».


Per questo Lanzini punta il dito contro il mancato sforzo degli enti a sostegno delle due sedi giudiziarie, «mentre in Alta valle questo sacrificio è stato fatto». Ai Comuni e alla Comunità montana era stata inviata una proposta. «Unendo le forze fra il mandamento di Morbegno e quello di Chiavenna si sarebbero potuti sostenere i 40mila euro annui per le spese di riscaldamento, manutenzione, luce, telefono eccetera delle due sedi» precisa Lanzini.


Quei 40mila euro (che non comprendono le spese del personale pagato dal ministero) divisi fra i due mandamenti, cioè fra i  38 comuni, cioè circa 67mila residenti, avrebbero inciso su ogni Comune per «circa mille e cinquanta euro annui. Insomma, una cifra che non mi pare esorbitante». Per contrastare la nuova geografia giudiziaria imposta dal decreto legislativo finalizzato a recuperare risorse, gli enti locali avevano però tempo fino al 30 aprile. Tempo scaduto «ma non tutte le speranze sono svanite - dice il cancelliere -. In ballo ci sono ancora i ricorsi rispetto al vizio di incostituzionalità della norma che non tiene conto della deroga per i territori disagiati e montani come il nostro oppure ad alta concentrazione di criminalità. Poi vi è la recente presa di posizione della regione Lombardia, che ha approvato a maggioranza la richiesta al ministero di Grazia e giustizia perché riformuli il piano di riorganizzazione degli Uffici giudiziari periferici».

a.polloni

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