Lunedì 03 Dicembre 2012

Lanzada, nella cava
realizzata una chiesa

LANZADA - Oltre duecento persone sabato in Valmalenco per celebrare la patrona dei minatori. Ed è stata una "Santa Barbara" davvero speciale alla Imi Fabi spa che ha spalancato le porte della miniera Brusada mostrando al pubblico un gioiello inedito: la chiesa che i minatori hanno ricavato nella roccia con tanto di pulpito, altare, croce e acquasantiera.

Un ambiente raccolto, ma al tempo stesso scenografico, reso ancora più suggestivo dai caschi di protezione bianchi e gialli che tutti i presenti indossavano per motivi di sicurezza. Una cerimonia semplice e toccante. Proprio  come le parole prima di don Claudio, che ha invitato alla sobrietà per poter meglio intraprendere il cammino dell'Avvento, e poi di don Lindo, il prete figlio di minatori che per anni è stato missionario tra gli ultimi nel Sud America e non si perde mai Santa Barbara.

All'inizio della santa Messa concelebrata anche con don Renato, don Lindo ha ricordato la figura di Carlo Fabi, fondatore della multinazionale del talco. Al termine invece, ha invitato ad applaudire a chi ha raccolto l'eredità del fondatore: «Patrizia e Corrado Fabi».

Un applauso scrosciante che ha aggiunto emozione alla cerimonia, seguita dai minatori e dalle loro famiglie, dai fornitori e dai numerosi amici della coppia di imprenditori che non solo ha consolidato e rafforzato la presenza della Imi Fabi in Valtellina (gli stabilimenti sono a Postalesio, Lanzada e Torre), ma l'ha pure portata ai primi posti nella classifica mondiale dei produttori di talco. E nonostante la crisi che spinge a delocalizzare, quest'industria resiste con caparbietà sul territorio, dando lavoro a un centinaio di operai e a decine di aziende nell'indotto.

Dopo la cerimonia religiosa - preceduta da una visita al cimitero per ricordare chi ha perso la vita in miniera - la Santa Barbara dei minatori si è trasferita al ristorante per un momento conviviale e per la premiazione ai minatori più fedeli: Marcello Guerra, Flavio Parolini, Stefano Fontana, Marco Salvetti e Michele Negrini.

l.begalli

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