Venerdì 21 Settembre 2012

"Io, imprenditore soffocato
per avere troppi crediti"

Sondrio - «La situazione è drammatica e non si vedono spiragli: come mi ha detto un cliente l'altro giorno: "qualche lavoro c'è, dobbiamo solo decidere quanto vogliamo perderci". Già, bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, altrimenti i problemi dopo due giorni vengono dimenticati».


A parlare è l'imprenditore valtellinese Gianmario Moretta, titolare della «Moretta Prefabbricati» di Lovero, che racconta e conferma sulla sua pelle l'allarme lanciato da Confindustria e Confartigianato sulle «forti criticità della filiera dei pagamenti, ritardi sempre più lunghi».


Il quadro è molto pesante, spiega Moretta, perché le difficoltà che le aziende devono fronteggiare si sommano e si amplificano fra loro.


«Il nostro settore, l'edilizia, è fra quelli più in crisi, si sa - ricorda -, il lavoro è sempre meno e i margini si riducono, visto che la remunerabilità è calata del 60%. Ma questi problemi si potrebbero anche compensare, stando più attenti, riorganizzandosi, ripensando certi aspetti dell'attività: quello che non si riesce a compensare sono i mancati pagamenti, perché se in questa situazione non ti arriva nemmeno il poco che ti deve arrivare, sei finito». E il circolo vizioso diventa sempre più preoccupante, sottolinea l'imprenditore: «Si parla del cane che si morde la coda, ma qui il cane la coda ormai non ce l'ha più. Tanto per fare un esempio, abbiamo del materiale fermo da un anno e mezzo in un cantiere, perché l'azienda cliente aspetta i pagamenti da un'impresa che a sua volta vanta crediti dallo Stato».


In questo momento se uno si permette di fare un insoluto, «i fornitori ci mettono poco a saperlo e poi consegnano i materiali solo a pagamento effettuato, così tocca anticipare i soldi, sperando poi di vederli entrare 90 o 120 giorni dopo, se va bene».


Le partite aperte sul fronte dei pagamenti sono sempre di più, conferma Moretta, e si tratta di «una situazione generalizzata», non solo in Valle. «Su luglio e agosto abbiamo insoluti dei clienti per 200mila euro circa, tutte cifre da poche migliaia di euro: da tre settimane stiamo insistendo tutti i giorni, ma quando un'azienda non riesce a pagarmi 240 euro, cosa devo pensare? C'è gente che è arrivata perfino a cambiare numero di telefono per non farsi più rintracciare».


Altro aspetto poco incoraggiante, per usare un eufemismo, è la prospettiva per i prossimi mesi, sul fronte dei rapporti con lo Stato «che vuole subito l'Iva, i pagamenti a Inail e Inps, le tasse, ma poi non rispetta i termini di pagamento», e non solo.


«Il ministro Passera ha proposto la legge che impone i pagamenti a 60 giorni per gli enti pubblici - sottolinea -, e va benissimo, ma il pregresso? I miliardi di debiti degli enti le aziende quando li vedranno? È indecente che si possano avviare opere senza avere la copertura finanziaria, in Svizzera o in Germania sono obbligati a fare gli ordini solo quando la copertura è certa, per un cantiere a Poschiavo abbiamo aspettato il via libera per due mesi proprio per questo motivo. Ora si parla del patto di stabilità anche per i piccoli Comuni, speriamo cambi qualcosa perché bisognerebbe far ripartire lavori e cantieri, invece in questo modo si bloccherà ulteriormente il settore».


Per far fronte alla situazione le aziende hanno provato a cercare nuove soluzioni, ma gli ostacoli restano: «Come altri, quest'anno abbiamo pensato di ricorrere ad un'assicurazione sul credito - racconta -, così da limitare il problema. Solo che l'assicurazione poi ci scarta più o meno l'80% dei clienti perché sono a rischio. Perdipiù per le banche tutte le imprese edili sono considerate ad alto rischio, quindi se si sfora anche di 100 euro dal fido bloccano tutto».


Difficile pensare a contromisure e soluzioni, secondo Moretta, ma servono - a suo avviso - riflessioni serie su alcuni aspetti che toccano l'intero settore. Nell'immediato «c'è bisogno che lo Stato rispetti i termini di pagamento», dice, ma non solo: «Servirebbero degli interventi sulle questioni giuridiche legate ai fallimenti - afferma -, perché tutti abbiamo visto aziende che fanno lavori, prendono i soldi dai clienti ma non pagano i fornitori, falliscono e riprendono dopo due giorni sotto altro nome, lasciando "buchi" enormi agli altri». E in una situazione come questa per l'imprenditore di Lovero è importante «avere il coraggio di dire le cose ad alta voce», sottolinea, perché «da un paio d'anni come imprenditori teniamo duro, tiriamo fuori i soldi da sotto il materasso per metterli in azienda: Ora non riusciamo più».

s.casiraghi

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