Venerdì 25 Novembre 2011

Luca Salvadalena, l'artista
che non sopporta i "VisUli"

Scolpisce blocchi di marmo di Carrara, ricercato sapientemente nelle cave di Michelangelo, e radici provenienti dai boschi della Valchiavenna. Ha iniziato a confrontarsi con la pietra ollare tipica delle cave di Piuro e conosce tutti i segreti del legno di tiglio, ciliegio, ulivo, melo, noce e aucuba. A Chiavenna c'è un ragioniere artista che ha scelto di dare valore alla forme e dopo di attività può tracciare un bilancio positivo.

Luca Salvadalena, nato nella città del Mera nel 1967, è uno scultore e pittore autodidatta. «Già dall'infanzia sono stato attratto dall'arte- racconta -. Da dieci anni ho ripreso questa passione con il disegno e successivamente sono passato alla scultura in creta e al dipinto. Ultimamente ho scoperto la mia vera natura artistica, che mi ha portato a creare soggetti attraverso la scultura. La mia determinazione, passione e forza di volontà mi portano a continuare questo percorso che viene alimentato soprattutto dalla voglia di vivere».

Dal confronto fra le prime opere – ad esempio una riproduzione della maschera di Tutankamon – alle ultime creazioni emerge un significativo percorso di maturazione artistica e personale. Salvadalena esprime una notevole cura delle forme che porta alla massima attenzione nei confronti dei particolari e della luce.

I quadri e le sculture vengono creati nello studio dell'artista, situato nel verde della periferia di Chiavenna, con i paesaggi d'alta quota dei monti di Prata sullo sfondo. Dal laboratorio di via Tre leghe, nell'abitazione di famiglia, l'esperienza artistica di Salvadalena porta nel cuore della città del Mera – in alcune vetrine di via Bossi e Dolzino – e nelle sale di tante mostre.

E' impossibile elencare tutte le opere che hanno catturato l'attenzione dei chiavennaschi. Sono davvero tante. Tra quelle che meritano una citazione particolare ci sono sicuramente “Vita spezzata” del 2008, dedicata a una vittima di un incidente stradale in un periodo carico di dolore per i giovani della Valchiavenna, la radice “Terra e acqua” e il “Visulo” in legno di tiglio. «Ho voluto rappresentare quest'ultima creazione di genere grottesco, non in maniera volgare, ma ironica e reale. Il titolo, formato da due parole unite, viso e culo, rappresenta molti individui presenti in questa società, dove c'é poca correttezza, lealtà e coerenza. I visuli sono dappertutto. E' la mia opera preferita: ci sono fantasia, figura classica e ironia in un tutt'uno». C'è un retroscena decisamente singolare. «Dopo l'esposizione mi ha fermato nel centro di Chiavenna una pattuglia delle forze dell'ordine. Pensavo che mi facessero i complimenti, come avevano fatto altri concittadini, invece mi hanno chiesto di toglierla dalla vetrina dell'erboristeria dove era esposta, perché c'erano alcune persone che volevano denunciarmi. Sono rimasto sbalordito per l'ignoranza e la cattiveria delle persone, sicuramente si sono riviste nella scultura stessa. Hanno trovato la persona sbagliata, non l'ho tolta. Sento che mi porterà fortuna». Poche settimane fa è stato presentato “Cavallomo”, scolpito nel marmo di Carrara. «Ho realizzato questa scultura perché avevo un blocco di marmo a forma di cuneo, ho iniziato a scolpirlo e pian piano é venuta fuori questa figura che illustra la simbiosi fra uomo e cavallo». Dall'artista chiavennasco non arriva alcuna morale, ma indicazioni chiarissime sulla filosofia che anima l'arte. «La vita, così preziosa, così poco apprezzata».

 

stefanobarbusca

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