Martedì 01 Novembre 2011

Negozi, Morbegno tiene
In un anno saldo a più 11

MORBEGNO - Apre una nuova attività a Morbegno, una birreria artigianale in via Pretorio. Si tratta dello spazio commerciale numero 26 che alza la saracinesca in città dall'inizio di quest'anno.

Un periodo tutto sommato non troppo negativo per la cittadina della Bassa Valle, che nonostante la pessima congiuntura economica che spinge l'Italia sempre più vicino all'orlo del burrone riesce comunque a difendere, seppur a denti stretti, la posizione da podio nel panorama provinciale.

Nessuno grande slancio in avanti, per la verità, «ma in ogni caso siamo di fronte a un buon mantenimento del trend degli ultimi anni sotto il profilo delle attività commerciali presenti sul territorio e in questo periodo non mi sembra cosa da poco», precisa Mauro Monti assessore al Commercio e vicesindaco di Morbegno.

I numeri registrati dal Comune parlano di 12 negozi (o meglio 11 negozi e un esercizio pubblico) in più rispetto all'anno passato. Questa cifra rappresenta il saldo fra le 26 nuove attività e le 15 cessate attività del 2011 (la differenza è, appunto, di 11 negozi ai quali aggiungere un esercizio pubblico, per un totale di 12 "botteghe").

Così Morbegno oggi conta complessivamente 317 negozi dei quali circa l'80% rientra nella categoria abbigliamento e 74 sono invece gli esercizi pubblici. Analizzando il contesto commerciale urbano, l'assessore Monti tiene a precisare l'inevitabile evoluzione che ha subito il settore. «Un tempo - spiega - non vi era un rinnovo così frequente nella gestione delle attività, anzi si parlava di una vera e propria tradizione di famiglia che si tramandava di generazione in generazione: chi faceva il negoziante trasmetteva il mestiere e relativi locali ai figli. Oggi invece c'è un passaggio di gestione più frequente fra persone diverse che a volte coincide con il cambio di merce venduta».

Quindi se è vero che il trend e la presenza dei negozi a Morbegno da qualche anno a questa parte sono, bene o male, sempre gli stessi, «è altrettanto facile vedere negozi che chiudono o cedono l'attività anche perché, è inutile negarlo, oggi come oggi non è cosa semplice portare avanti un negozio o un esercizio pubblico».

«Ci sono persone - aveva raccontato il direttore dell'Unione commercio Enzo Ceciliani nel summit organizzato a settembre dalla Prefettura per parlare della crisi - che abbandonano l'attività a 3-4 anni dalla pensione. E quelli che avviano nuove attività non sono giovani, ma per lo più persone che espulse dal mondo del lavoro non sono riuscite a trovare nessun altro impiego e allora, quasi per disperazione, vendono gli ultimi gioielli di famiglia e si buttano nell'avventura imprenditoriale»

l.begalli

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