Sabato 13 Agosto 2011

La rabbia di Sertori:
«Voglia di Grigioni»

SONDRIO Ha aspettato, ieri sera, fino a quando la notizia è stata confermata da un lancio di agenzia Ansa. Poi, quando ha letto nero su bianco che il Consiglio dei ministri ha previsto la soppressione (dalle prossime elezioni) delle Province al di sotto i 300.000 abitanti (oltre alla fusione dei Comuni sotto i mille) o i 3.000 km quadri di superficie, sbotta: «Bene, se è così significa che lo Stato ci abbandona, che non avremo più un punto di riferimento istituzionale sul territorio e quindi la prima cosa che intendo fare è chiedere ai miei cittadini, magari con un referendum, se vogliono davvero essere un territorio di periferia o se magari preferiscono passare sotto il cantone dei Grigioni».
Sono trentasei in tutto le province che rischiano di sparire, comprese anche quelle a statuto speciale: da Ascoli 214mila e rotti a Vibo Valentia che non supera i 161mila. Quella di Sondrio si ferma a quota 183.169 abitanti.
Massimo Sertori, rischia dunque di essere ricordato come l'ultimo dei presidenti (targato Lega) inquilini di palazzo Muzio. Ma venderà cara la pelle.
Con la voce che tradisce la delusione per una misura che non ha problemi a definire «miope sotto tutti i punti di vista», e ha ricordato come «nel disegno che la Lega aveva presentato a suo tempo si parlava della soppressione delle province non solo sotto i 300mila abitanti, ma anche al di sotto dei 3mila chilometri quadrati, perché l'estensione di un territorio non è un elemento di secondaria importanza... Pensiamo a cosa vorrebbe dire per noi valtellinesi e valchiavennaschi, ad esempio, recarsi a Lecco per raggiungere il tribunale... Stiamo parlando di distanze che penalizzerebbero troppo i nostri abitanti e quindi chiunque voglia tagliare una provincia senza tenere conto di questo compirebbe un gesto miope».
Sertori, ha sottolineato poi un altro fattore da non ignorare: «La provincia di Sondrio insieme a quelle di Belluno e di Verbano-Cusio-Ossola sono le uniche interamente montane d'Italia e la nostra è la sola ad esserlo in Lombardia. Pretendere di sopprimerla e accorparla alla pianura sarebbe davvero negare le radici di questa terra che ha le sue peculiarità, la sua storia, ma soprattutto le sue esigenze, ben diverse rispetto ai territori confinanti. E a proposito di confini - insiste Sertori -: ma se ne sono resi conto a Roma che siamo un avamposto per l'Italia, che qui confiniamo con la Svizzera a Nord e a Est con le province autonome?».
No, no ci sta il presidente a vedersi cancellare la Provincia. E non è - dice - «una questione di poltrone. Ma di identità. Di gente che per secoli si è spaccata la schiena per mantenere integro un territorio alpino che non è mai stato generoso con le sue popolazioni. E a questa gente montanara - come me - chiederò se davvero intendono sopportare una simile decisione o se invece non vogliono avere maggiore autonomia, con maggiori poteri, per amministrarsi come davvero meritano e come da troppo tempo non è possibile per via di una politica poco attenta alle periferie... No, io non ci sto». «L'abolizione delle Provincie è un processo complesso da
affrontare analizzando diversi parametri di riferimento, non solo il numero degli abitanti - ha affermato invece Irene Bertoletti, capogruppo del Pd sui banchi della minoranza in Consiglio provinciale a Sondrio - altrimenti si tira una riga e chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro. Nel nostro territorio i Comuni sono piccoli e piccolissimi: è vero che verranno accorpati, ma i tempi saranno inevitabilmente lunghi e, nel frattempo, non ci sarà alcun ente a rappresentare l'intero territorio».

l.begalli

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