Venerdì 06 Maggio 2011

Ospedale di Morbegno:
crepe e prime evacuazioni

MORBEGNO Crepe sui muri del padiglione Mattei e sull'ospedale di Morbegno è di nuovo emergenza. Non c'è pace per il presidio della cittadina del Bitto e per il direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna Luigi Gianola, da pochi mesi direttore generale, l'ennesima tegola arriva proprio dalla Bassa Valle. Ieri al nosocomio di piazza Sant'Antonio il clima da calma piatta era soltanto apparente. Riuscire a capire che cosa stava accadendo, viste le poche informazioni trapelate,  è stata un'impresa quasi titanica.  Di certo è che ieri mattina sull'edificio interessato dai lavori di costruzione dei nuovi blocchi operatori, si è svolto un sopralluogo tecnico per verificare la tenuta statica della struttura. Nel pomeriggio Gianola ha incontrato i sindaci a Sondrio in un comitato ristretto, ma già prima di mezzogiorno due pazienti dell'hospice, situato al secondo piano del padiglione Mattei, accanto al nuovo reparto di dialisi, sono stati trasferiti con un'ambulanza del centro operativo di Sondrio all'ospedale di Sondalo. In quanto al servizio di dialisi, oggi i trattamenti verranno probabilmente ancora garantiti presso la struttura della cittadina del Bitto, ma da lunedì i pazienti potrebbero essere dirottati sugli ospedali di Sondrio e Chiavenna, sempre con il supporto operativo della Croce Rossa. Al momento non risulta che sia stata presa la decisione di spostare i pazienti del reparto di riabilitazione cardiologica, situato al quarto piano dell'ala ovest del Mattei, anche perché il pericolo di cedimenti interesserebbero soprattutto l'ala nord, dove si trovano gli ambulatori della medicina sportiva. Il padiglione intitolato al benefattore morbegnese è stato realizzato negli anni '60. Un edificio dunque non particolarmente vecchio, come l'ala che si affaccia su piazza Sant'Antonio, risalente invece alla seconda metà dell' 800. Lo stabile non ha mai dato, fino ad ora, particolari segnali che potessero far supporre una situazione di allarme dal punto di vista della tenuta strutturale. Si dovrà appurare dunque se i danni all'edificio possano essere imputabili al cantiere aperto in questi mesi su vari livelli. Nel sottosuolo, dove si sta realizzando l'impiantistica funzionale alla piena operatività delle sale operatorie e il supporto per la scala di sicurezza, oltre al primo e al terzo piano, praticamente sventrati per poter realizzare spazi adeguati agli interventi chirurgici, dal punto di vista della normativa e della funzionalità. Una situazione non certamente ottimale dal punto di vista della vivibilità della struttura sanitaria che ospita malati terminali e pazienti affetti da patologie cardiologiche di una certa importanza. D'altronde i lavori andavano fatti, se l'obiettivo è quello di modernizzare il più possibile le attrezzature e le dotazioni tecnologiche, ma forse una diversa valutazione rispetto alla collocazione dei servizi poteva essere fatta. Adesso ci ritroviamo con i sei mesi di ritardo sul cantiere, ma cosa ancor più preoccupante, il rischio di dover spostare altri reparti. La riabilitazione cardiologica, inaugurata non molti anni fa, l'hospice, realizzato di recente grazie al contributo dell'associazione Cancro Primo Aiuto e la dialisi, ritornata ad operare a pieno regime nel nosocomio di Morbegno nel 2010.  La direzione sanitaria minimizza, cerca di non diffondere allarmismi, ma il quadro non è dei più tranquillizzanti, non tanto nell'immediato, ma sulle scelte future su cui peserà certamente questa ultima tegola caduta sulla testa di Gianola, ma soprattutto dei cittadini.

l.begalli

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