Venerdì 15 Aprile 2011

Quattro giovani morti volati
dal ponte: causa alla Provincia

ALBOSAGGIA Erano stati in discoteca. Era l'alba dell'otto ottobre 2005. Erano in quattro in macchina. Tutti avevano 21 anni, ed erano ex compagni di scuola dei "geometri", di nuovo insieme per una rimpatriata.
La potente Bmw 320 imbocca il ponte di Albosaggia, direzione Sondrio. Pare non stesse nemmeno andando a velocità elevata. L'asfalto è bagnato. C'è una curva da affrontare per immettersi nel ponte. L'auto sbanda, sale sul marciapiede che fa da trampolino e sfonda la ringhiera. Un volo di otto metri nel vuoto e poi le acque gelide dell' Adda: Andrea Trivella di Cedrasco, che quella sera era alla guida, Andrea Perregrini di Buglio, Matteo Franzini e Paolo Silvestri di Livigno. Tutti morti, nessuno si è salvato.
Sono passati 6 anni da quel drammatico incidente che ha stroncato quattro famiglie e toccato da vicino tre comunità e ancora se ne parla. Certo, un tempo relativamente breve, per guarire da una ferita così lancinante. E questo solo chi ci è passato lo sa. Un tempo congruo - così almeno dovrebbe essere - per definire questioni legali, per stabilire responsabilità civili e penali e risarcire danni. Un lasso di tempo più che sufficiente anche per rimediare ad eventuali situazioni fuori posto che l'incidente potrebbe aver messo in evidenza, come il fatto - ad esempio - che quel ponte non sarebbe a norma, perché privo di quelle necessarie protezioni per garantire la sicurezza non solo ai pedoni che lo utilizzano, ma anche alle numerosissime auto che vi transitano. E non lo diciamo noi, ma una consulenza di parte che è stata depositata davanti al giudice civile del tribunale di Sondrio che chiama - pesantemente - in causa l'amministrazione provinciale di Sondrio.
Di qui la citazione a giudizio.
Le parti compariranno davanti al giudice Pietro Della Pona il 18 maggio. Quel giorno saranno presenti il presidente Massimo Sertori e il legale incaricato da Palazzo Muzio: l'avvocato Paolo Mariotti di Milano (domiciliato presso lo studio del collega di Morbegno Luca Passerelli). Ci saranno anche tre delle quattro famiglie toccate dal quel drammatico incidente: Arnaldo Perregrini, Stefania Triulzi, Alice Perregrini, Bortolo Franzini, Barbara Cusini, Alessandro Franzini, Milena e Matteo Silvestri, assistiti dal legale di Milano Anna Sanfilippo che nel citare a giudizio la Provincia ha già prodotto una memoria.
Ora tocca a Palazzo Muzio replicare e non è detto che il giudice decida di dare incarico a un perito per stabilire se le famiglie hanno torto o meno. Se davvero quel ponte non è a norma, l'amministrazione provinciale rischia di mettere mano al portafoglio e dover sborsare milioni di euro. Ma soprattutto rischia di fare una brutta figura, perché nulla sarebbe stato fatto in questi sei anni, per evitare che altri giovani finiscano in quel modo.
«Certo, qui non è una questione di soldi. A nessuna di noi verrà mai restituito il figlio... quello che vogliamo, però, è che altre vite non siano in pericolo», dicono i familiari coinvolti. «Quella ringhiera non è certo paragonabile a un guard rail a norma. Di più: - insistono i genitori - il marciapiede è alto solo 12 centimetri contro i 20 previsti per evitare che una macchina ci finisca sopra».
Insomma, la battaglia legale è solo alle prime battute, ma se dovesse accertare un eventuale concorso di colpa della Provincia, questo caso farebbe giurisprudenza e potrebbe costituire un precedente importante in fatto di incidenti stradali.

l.begalli

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