Giovedì 31 Marzo 2011

La paralisi in Provincia:
«Da qui non mi schiodo»

SONDRIO «Da qui non mi schiodo». Non saranno le dimissioni del nuovo presidente del consiglio provinciale Pierpaolo Frate a risolvere la crisi della giunta Sertori, ormai dimezzata e semiparalizzata dal 27 gennaio scorso quando venne sfiduciato l'ex Patrizio Del Nero. E se qualcuno lo ha pensato, ha sbagliato i suoi calcoli.
Nonostante il pressing "ufficioso" del Pdl su Frate - «ufficialmente dal partito non mi è arrivata alcuna comunicazione, è come se io non esistessi» dice -, con tanto di proposta di cambio alla pari tra presidenza del consiglio e assessorato, l'ingegnere, ex sindaco di Civo, eroe per caso non intende esserlo per un solo giorno. Quella poltrona l'ha conquistata e se la tiene ben stretta: «Credo di essere un presidente a pieno titolo poiché la mia candidatura è stata condivisa e votata da tutti i gruppi presenti in aula - sottolinea -. Ho ricevuto 20 voti (lo ammetto anche il mio), che significa che ne ho avuti più del mio predecessore. L'ente Provincia deve andare avanti e quindi non vedo per quale ragione dovrei dimettermi. Non è così che si risolvono i problemi». Piuttosto nella visione di Frate il modo per farlo è assumersi le responsabilità «per ripartire e lavorare nell'interesse comune» e «smetterla di considerare la Lega un nemico, ma piuttosto l'alleato che è».
Il presidente del consiglio provinciale ribadisce di voler essere super partes, di non voler in alcun modo fare polemica e che in nessun caso gli appartiene la vena provocatoria. Detto questo però ribadisce: «Non mi tiro indietro, né se me lo chiede ufficialmente il partito, dal quale sono disposto ad andarmene nel caso mi ponessero di fronte ad un aut aut, e neppure se me lo chiedesse il presidente Sertori per il quale nutro una profonda stima e rispetto. Io continuo a riconoscermi negli ideali che hanno portato alla nascita dell'alleanza, semmai non mi riconosco in alcune persone».
Nomi non ne fa, ma quando parla di poca chiarezza rispetto all'atteggiamento tenuto dagli esponenti del suo partito in occasione del consiglio provinciale del 10 marzo, non ci vuole molta fantasia per capire con chi ce l'ha. Già perché quello che lui contesta, ancora oggi ripercorrendo le tappe dell'accaduto, è il metodo. «Il giorno prima della seduta di consiglio il coordinatore Maurizio Del Tenno - racconta - ci ha chiamati dicendoci di stare tranquilli che aveva sistemato tutto. Il giorno della seduta, i lavori in consiglio sono iniziati e proseguiti come da previsioni fintanto che Del Nero non ha preso la parola per rinunciare alla candidatura e la vice capogruppo del Pdl Paola Bormolini ha chiesto una breve sospensione. Durante quella sospensione ci siamo riuniti in sala giunta - ripercorre le tappe Frate -, ma sul tavolo non è stato posto alcun nome ad eccezione della proposta "Frate " fatta dal consigliere Sandro Bambini. Quando i vertici del partito hanno detto che bisognava rinviare il consiglio (già in stallo da 41 giorni) perché non c'era un nome da proporre, Bambini ha detto che un'alternativa c'era, bisognava solo discuterne». Ma il partito a detta di Frate aveva già deciso altro. La scelta di Del Nero era nota, «ma solo a qualcuno», dal giorno prima e si era già individuato il possibile successore in Claudio Righi, «ma chi aveva fatto le scelte - sottolinea Frate - non le aveva condivise con i consiglieri. A fronte di questa poca chiarezza ed alla volontà di rinviare il consiglio, abbiamo deciso seduta stante di percorrere la strada poi intrapresa, per l'interesse comune, nel tentativo di sbloccare l'attività dell'ente».
Ma l'elezione di Frate non ha sbloccato nulla. Il Pdl non ha rimesso gli assessori in giunta e come unica possibilità di rientrare nei ranghi ha proposto le dimissioni di Frate. Il no del presidente del consiglio deve aver spiazzato non poco gli esponenti del partito di Berlusconi. Eppure, nonostante il rifiuto di Frate qualcosa di positivo pare muoversi innanzitutto nelle segreterie di partito. Lega e Pdl potrebbero essere vicini all'accordo e tutto grazie alle elezioni amministrative. Un'aggiustata qui, un compromesso là sui candidati sindaco e sulle liste e allora anche la crisi a palazzo Muzio potrà rientrare. E lo dovrà fare in tempi abbastanza rapidi visto che entro il 30 aprile il consiglio dovrà approvare il bilancio consuntivo - passato nei giorni scorsi in giunta - e che l'eventuale mancanza della maggioranza manderebbe tutti a casa.

l.begalli

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