Domenica 20 Marzo 2011

Molteni: troppi sindaci
non hanno coraggio

SONDRIO Ha consegnato le dimissioni, ha esternato sulla stampa e ha ricevuto una valanga di telefonate. Alcide Molteni torna a parlare del gesto eclatante che lo ha visto lasciare la presidenza della conferenza dei sindaci (l'organismo che si occupa di sanità) e accetta di rispondere ad alcune domande.

Sindaco, si è dimesso per la questione del 118 o per quella relativa al Bim? Di mezzo c'è la sanità o la levata di scudi dei colleghi dopo la sua richiesta di un milione di euro?
«Il 118 è una questione importantissima. Così importante che in pochi si sono resi conto sino ad ora che cosa significherà per noi perdere quella centrale operativa che dal 1992 coordina egregiamente le urgenze ed emergenze in provincia di Sondrio. Non solo. E' diventata la centrale di ascolto per eccellenza. Chi la sostituirà? Con i vertici della sanità locale la Conferenza dei sindaci aveva avuto garanzie che nessuna decisione importante sarebbe stata presa e invece l'hanno fatto di nuovo. E lo sa perché è stato possibile bypassarci?»

Me lo dica lei...
«Perché siamo divisi e non si riesce a fare sintesi. Mi sono reso conto che ogni mio sforzo in questo senso è stato vano. Quindi lascio».

E il Bim cosa c'entra?
«C'entra anche il Bim. Prima però una premessa. Come è noto Sondrio non fa più parte della Comunità montana e pertanto non ha più titolo di accedere ai finanziamenti, come quelli - appunto - erogati dal Bim. E questo nonostante Sondrio ospiti impianti idroelettrici sul proprio territorio e avrebbe perciò tutti i diritti di incassare quei sovraccanoni che invece restano nelle casse del Bim a disposizione degli altri comuni. Tenga presente che Sondrio ospita strutture e servizi che non servono solo ai suoi residenti, ma a tutto il mandamento (impianti sportivi, culturali e soprattutto sanitari e socio assistenziali)... Ebbene, ho posto con i dovuti modi la questione nelle sedi istituzionali, ma negli ultimi due anni ho avuto come risposta un silenzio tombale, fatta eccezione per qualche consenso informale. Anzi, a dire il vero questa mia richiesta è stata utilizzata dai soliti politicanti per coagulare una sorta di sacra alleanza dei piccoli comuni contro il capoluogo, il che la dice lunga sulle vecchie logiche che ancora la fanno da padrona e che solo servono a mantenere in piedi personaggi nemmeno eletti dai cittadini e poteri di piccolo cabotaggio».

Sì, però lei ha chiesto soldi. Non ha posto questioni...
«La questione è emersa da sé: la estrema frammentazione istituzionale nel nostro territorio che non trova negli amministratori il coraggio di essere affrontata in modo moderno ed efficiente. Qui si grida che al Sud come luogo di sprechi e noi di fatto in questo siamo uguali se non peggio: contributi clientelari distribuiti a pioggia... E' vero, ho chiesto un milione di euro. E molti - "abboccando" - si sono sdraiati sui loro piccoli tesoretti, senza badare alle grandi questioni che vanno a ramengo... Una per tutte la sanità - e torniamo a bomba sul 118 - a cui tengo molto e non solo perché sono medico di base ma perché ogni giorno tocco con mano le esigenze dei cittadini... I dati ultimi sulla sanità provinciale evidenziano come anche noi possiamo essere avvicinati a qualche esperienza del Sud con disavanzi piuttosto importanti (vedi Morelli)... Mi accorgo oggi di avere forse difeso l'indifendibile nell'interesse di tutti gli amministratori, ma soprattutto dei cittadini di tutta la provincia. E intanto altri miei colleghi anziché mettere a disposizione le proprie capacità individuali si sono chiusi in un misero particolarismo che mi sento di non più sostenere...».

Che cosa suggerisce?
«Guardi, di consigli ne girano già parecchi... Prenda il convegno sul federalismo: è stata messa in rilievo la necessità che ogni ente locale organizzi la propria attività a fronte di valutazioni economiche precise. Bene, allora che il nostro territorio si interroghi con onestà se molte della spese della cosiddetta politica siano ancora sostenibili dai nostri cittadini o meritino risposte organizzative diverse (penso ad esempio al costo delle Comunità montane che drenano risorse non per investimenti ma per la loro sopravvivenza)

A che schema amministrativo sta pensando?
«C'è la Provincia, c'è un capoluogo che è strutturato per essere capofila - ed è utile a tutti in questo ruolo - e ci sono i comuni: 78 sono troppi. I più piccoli facciano quindi lo sforzo di accorparsi per raggiungere dimensioni tali da riuscire a garantire servizi efficienti alla popolazione. E che in questa operazione si tenga conto non solo dei numeri ma della omogeneità del territorio: non basterebbe, ad esempio, un solo comune per tutta la Valmalenco? Solo con un modello più organizzato potremo insieme affrontare le questioni vere che ci attendono: scuole, trasporti pubblici, sanità, servizi sociali e di interesse collettivo... abbiamo creato le aziende di valle per ottenere servizi migliori a una miglior tariffa, dovremo fare lo stesso a livello amministrativo... Certo, siamo tutti chiamati a fare un passo indietro rispetto alle poltrone, e un passo in avanti verso i cittadini».

Demotivato, Molteni?
«In questi giorni leggo e rileggo "La questione morale" di Roberta De Monticelli e i suoi interrogativi sono diventati anche i miei. Certo lei conclude che nonostante i problemi occorre insistere, io in questo momento sono demotivato e ho poca voglia di insistere: vedo troppi particolarismo, troppi orticelli, poca voglia di fare squadra e di risolvere i probelmi della gente. Avanti un altro».

l.begalli

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