Domenica 20 Marzo 2011

Tecnoplastica, i dipendenti:
difendere i posti di lavoro

PIANTEDO Chiedono certezze per il futuro e risposte da parte degli enti i lavoratori di Tecnoplastica Valtellinese che venerdì pomeriggio hanno manifestato davanti all'azienda. Dentro i cancelli su cui ancora campeggia il manifesto che chiede “più lavoro e meno politica”, quasi tutti i 50 dipendenti dell'azienda di Piantedo ha espresso la propria preoccupazione dopo che, nelle scorse settimane, i vertici della società hanno indicato come sempre più concreta la possibilità di trasferire altrove la produzione, in mancanza di una opportunità diversa concessa dagli enti e in particolare da Comune di Piantedo e Provincia. «Si parla della Brianza o della Svizzera tra i luoghi dove potrebbe essere trasferita l'azienda se non sarà possibile trovare una soluzione - sostiene Marco Stellato - è ovvio che per noi vorrebbe dire perdere il lavoro ed è un rischio che non possiamo correre soprattutto in questo periodo. Dopo le difficoltà dello scorso anno, quando la cassa integrazione è toccata a tutti, secondo un sistema di turni, per un periodo di sei mesi, adesso le prospettive sono buone, con commesse nuove e la ripresa che comincia a farsi sentire. Gli spazi però non bastano e questo lo constatiamo ogni giorno nel lavoro». Nadia Praolini si dice preoccupata della possibilità del trasferimento ventilata da Tecnoplastica: «Chi lavora qui abita entro un raggio di 15 chilometri - spiega - sarebbe impensabile continuare a rimanere in azienda se la sede si trasferisse ad esempio in Brianza. Le questioni su aree commerciali o cambi di destinazione d'uso non sono cose di cui possiamo interessarci. La nostra priorità è il lavoro e ci dicono che se non ci sarà una risposta dalle istituzioni questo sarà in pericolo, perciò l'unico modo per difenderlo è far sentire la nostra voce». Roberta Natzer lavora in Tecnoplastica da 16 anni:«Sono cresciuta con l'azienda – dice – e questo di certo è il periodo di maggiore incertezza verso il futuro, perché non è la mancanza di lavoro a metterlo in dubbio ma la disponibilità di un posto adeguato dove svolgerlo. Tutto sembra ruotare intorno alla richiesta di rendere commerciale la nostra attuale sede per poi trasferire l'azienda, ma poi l'investimento per la nuova ditta potrebbe anche essere fatto altrove e noi ci ritroveremmo con lo stesso problema e senza un lavoro». Daniele Rizzi ha 25 anni e ha iniziato a lavorare a Piantedo dopo il diploma:«Mi occupo del montaggio degli stampi sulle macchine – dice – e ogni giorno viviamo i limiti di questa sede, come l'assenza di un carro ponte o di altri sistemi di automazione che di certo renderebbero più facile, sicuro e efficace il lavoro di tutti. Il lavoro non manca ma la concorrenza è grande e non poter contare su una struttura e su sistemi adeguati è un problema grosso con il quale ci scontriamo oggi e che mette in dubbio anche la possibilità di andare avanti. Da parte nostra non possiamo fare altro che rivolgerci alle istituzioni che sembrano essere gli interlocutori principali della questione, perché la nostra priorità è mantenere il lavoro che abbiamo o almeno sapere che cosa succederà».

l.begalli

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