Venerdì 11 Marzo 2011

Nuovo scontro: Provincia
sull'orlo del precipizio

SONDRIO L'ipotesi più rosea della vigilia parlava di un risultato finale di 16 a 9 per il nuovo presidente del consiglio. Sedici voti cioè della maggioranza e 9 dell'opposizione. E invece ieri mattina nella sala consiliare di palazzo Muzio anche la legge dei numeri ha subito qualche scossone. Pier Paolo Frate è diventato presidente del consiglio con 20 preferenze. Su di lui c'è stata la convergenza compatta dei 9 consiglieri della Lega (Sertori compreso), dei 9 di opposizione e dei due, ormai ex, del Pdl. Mentre i cinque componenti del gruppo del Pdl hanno abbandonato l'aula.
Ed è stata proprio la frattura interna al partito di Berlusconi a portare il Carroccio a votare con il Pd e ancora è la stessa frattura a portare l'amministrazione provinciale di Sertori sull'orlo del precipizio. La nuova geografia politica mette attualmente in capo alla maggioranza soltanto i 9 consiglieri leghisti e i due fuoriusciti dal Pdl. Undici voti che si devono confrontare con i 9 dell'opposizione e, a questo punto, con i 5 del Pdl. Che per la giunta Sertori significa doversela giocare ogni volta. Chiaramente se non interverranno novità. «Io sono sereno - dichiarava al termine della mattinata di ieri il numero uno di palazzo Muzio Massimo Sertori -. Il consiglio deve continuare a lavorare come ha fatto finora. Andremo avanti pensando ai cittadini e ai grandi temi che ci sono sul tavolo. Non voglio neppure pensare a scenari futuri, finché riusciremo a lavorare lo faremo». Secondo Sertori non è neppure corretto parlare di frattura nell'alleanza. «Noi abbiamo sostenuto il candidato del Pdl - sottolinea - esattamente come avevamo detto che avremmo fatto e come prevedevano gli accordi. Semplicemente non ce la siamo sentiti di svilire l'istituzione con un rinvio, di dare un calcio all'ente Provincia. Ci sono dei limiti che non possono essere travalicati. La Lega in modo compatto ha votato un uomo del Pdl, io personalmente mi sono prodigato per far rispettare il patto politico, tutto il resto è mistificazione della realtà».
Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario del Carroccio Narciso Zini, sveglio dall'alba per essere a Sondrio alle 9 da Livigno. «Devo dire che quanto successo mi ha molto sorpreso - il suo commento -. Rispetto l'atteggiamento di Del Nero, ma credo anche che per rispetto del calendario e dell'attività dell'istituzione una deroga fosse improponibile. Non credo neppure che all'interno del gruppo consiliare del Pdl fosse così difficile individuare un nome. Noi i patti li abbiamo rispettati». Zini approfitta della situazione anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Si è fatto un gran parlare dei problemi all'interno della Lega - dice -, ma mi pare evidente che le difficoltà sono tutte dentro il Pdl». Quanto al futuro dell'amministrazione provinciale, senza più una maggioranza, il segretario del Carroccio si appella al senso di responsabilità di tutti: «Credo che in questo momento con questioni importanti come quelle delle strade piuttosto che delle acque sul tavolo, non si possa pensare di bloccare l'attività in Provincia. Magari con un commissariamento».
La palla però è nelle mani del Pdl. E neppure in quelle del coordinamento provinciale, ma dei vertici regionali. È lo stesso Maurizio Del Tenno ad ammetterlo: «Non vedo soluzioni al momento, l'ipotesi più plausibile mi pare quella che si vada tutti a casa, ma non sono io a doverlo stabilire. La cosa è nelle mani del Regionale». Quel che è certo è che Del Tenno e i suoi non sono più disposti a sacrifici: «Ne abbiamo già fatti abbastanza in questi anni con un presidente della Provincia, Sertori, che ha dimostrato ancora una volta un'assoluta incapacità nel gestire il consiglio. Abbiamo subìto di tutto da lui, adesso basta. Se ci fosse stato Provera le cose sarebbero andate in tutt'altro modo». Del Tenno non vuole sentire parlare di frattura all'interno del suo partito: «Nessuna divisione - dichiara - noi siamo compatti, ci sono stati solo due traditori di cui uno (Bambini) filosertoriano da tempo. Abbiamo perso due traditori comprati dalla Lega, tutto qua». Accuse al Carroccio anche per quanto riguarda i tempi, quei 41 giorni intercorsi tra il 27 gennaio e ieri: «Abbiamo dovuto aspettare che il presidente Sertori tornasse dalle ferie e poi ancora abbiamo dovuto attendere perché loro continuavano a dire che non c'era urgenza. E invece quando noi abbiamo chiesto tre giorni per il rinvio hanno messo in piedi questa sceneggiata. L'impressione è che fosse tutto studiato a tavolino».

l.begalli

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